E' partita la corsa al Quirinale
ROMA. Non è un caso che si continui a prolungare l'eco dell'ultimo, ruvido strattone di Berlusconi a Ciampi e della conseguente, secca replica di risposta del presidente della Repubblica. Nei prossimi mesi il Quirinale sarà un crocevia fondamentale nella partita decisiva che si sta aprendo.
Il primo a saperlo è proprio Silvio Berlusconi a cui, per sua stessa ammissione, non mancano certo le ambizioni verso il Colle, e che sta ora accarezzando spericolate tentazioni.
Pubblicamente il centrodestra tende a gettare acqua sul fuoco dello scontro istituzionale. Con sfumature diverse però, che tradiscono punti di vista non coincidenti nella maggioranza. «Se l'incidente c'è mai stato, è già chiuso», ha sostenuto Mario Landolfi, portavoce di An. Tutto è stato solo «un malinteso» per Rocco Buttiglione (Udc), mentre Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, lancia una teoria secondo cui in Italia ci sono due «punti di riferimento morali e istituzionali». Uno sarebbe il capo dello Stato e l'altro il capo del governo. Ma come si sa, mentre la prima è una carica istituzionale e di garanzia, la seconda è espressione di una maggioranza politica.
Interviene anche il presidente del Senato, Marcello Pera, per chiedere che il confronto fra Quirinale e Palazzo Chigi non sia «strumentalizzato». A suo giudizio, le due cariche istituzionali si devono parlare e confrontare «per evitare che una carica interferisca sui poteri dell'altra». Ma non spiega però qual è quella delle due cariche che avrebbe «interferito».
Di tutt'altro parere ovviamente il centrosinistra. Per Francesco Rutelli la Casa delle libertà sta preparando niente di meno che la «dittatura della maggioranza». Un modo cioè per rimuovere anche le ultime autorità di garanzie avvertite sempre più spesso da Berlusconi come un fastidioso intralcio alle sue possibilità di manovra. Violante non nega che l'Unione possa candidare Ciampi per un secondo mandato. Ma si limita a rinviare: «Quando sarà il momento ne parleremo».
In ballo c'è in realtà la corsa al Quirinale e le grandi manovre già iniziate intorno ad essa. Berlusconi non ha nascosto di ambire alla poltrona di capo dello Stato. Con l'obiettivo, magari, di far approvare successivamente una riforma presidenzialista e trovarsi cosi nel miglior trampolino di lancio per le elezioni del primo presidente con poteri eletto dagli italiani.
Su questa strada ha però due grandi ostacoli. Il primo è l'orizzonte sempre più incerto per la Casa delle libertà delle prossime elezioni politiche. Se la prima strategia poteva prevedere di aspettare le elezioni del 2006 per tentare il balzo verso il Quirinale, ora le cose si complicano. Il prossimo Parlamento sarà sicuramente meno favorevole di quello attuale.
Ecco perché nella mente del Cavaliere si è affacciata una tentazione semplice e devastante: farsi eleggere al Quirinale prima del 2006. Ma qui c'è un altro ostacolo, se possibile maggiore del primo. Bisognerebbe mandar via Ciampi.
Il presidente venerdi scorso, a Pordenone, ha infatti assicurato che resterà al suo posto fino all'ultimo giorno del suo mandato. Il giorno successivo è partito l'attacco di Berlusconi. Ciampi ha rintuzzato all'offensiva del presidente del Consiglio colpo su colpo e nulla fa escludere che sarà pronto a farlo anche nel futuro. E se da un lato è sicuro che a palazzo Chigi c'è chi, come il diplomatico Gianni Letta, frena sulla strada dello scontro istituzionale, dall'altro bisogna tener presente il temperamento di Berlusconi e l'ipotesi che una sconfitta elettorale alle prossime regionali lo possa spingere a tentare la strada più rischiosa.