Andreoli: «Coach sotto pagati»

VOGHERA. «Ci sono coach che per fare tre allenamenti e una partita a settimana prendono meno di 200 euro: cosi non puoi fare il professionista». Dario Andreoli, allenatore dei Cadetti della Maxerre Voghera, interviene nel dibattito sui problemi del basket giovanile e prende le difese della categoria. «Alcuni di noi sono costretti a fare anche l'accompagnatore e il magazziniere, perché nessuno li aiuta».
«Ha ragione Rochlitzer: servirebbero più coach di professione - spiega Andreoli - ma con i rimborsi che danno le società non puoi fare questo lavoro. Io non mi posso lamentare ma ci sono colleghi che nemmeno vengono pagati». La mancanza di risorse impedisce a molti persino di diventare allenatori. «Durante la gavetta, ho potuto seguire i corsi e stare in palestra almeno quattro pomeriggi a settimana - racconta il tecnico - perché i miei genitori mi mantenevano». Ma diventare allenatore del settore giovanile non è una meta, è solo l'inizio dei problemi: «Quasi tutti i dirigenti pavesi lo fanno a livello dopolavoristico, cosi è più facile costruire una squadra di C2 piuttosto che un valido settore giovanile - continua Andreoli - . Chi allena i ragazzi resta solo e si ritrova a fare un po' di tutto. Quando ero a Broni avevo le chiavi della palestra, facevo il magazziniere e portavo a casa da mia madre le divise da lavare. In queste condizioni è molto più conveniente allenare una prima squadra, anche di Promozione, che occuparsi delle giovanili». Nei giorni scorsi si è parlato anche della selezione provinciale del Trofeo delle province (14 under 14 scelti tra Pavia e Lodi). «Bob Fiume dice che è organizzata in maniera approssimativa, ora vi spiego come mai visto che me ne sono occupato per quattro anni - spiega Andreoli - . Sono stato scelto nel 2000 non perché fossi il migliore, ma solo perché potevo restare una settimana a Bormio con i ragazzi. Il Torneo delle province è fatto a guadagni zero per gli allenatori. La Fip pavese non dà un euro, pesa tutto sulle spalle dei genitori dei convocati che pagano di tasca propria il vitto e l'alloggio. Con queste premesse, sviluppare il basket giovanile è come voler fare le nozze con i fichi secchi». Si sta tentando, come dimostra anche la riunione di mercoledi (ore 21) al palaBasletta di Vigevano quando Alessandro Finelli terrà una lezione tecnica agli allenatori delle giovanili. Resta il fatto però che mancano anche le strutture. «Negli anni gli impianti sono diminuiti. Ora i costi sono più elevati e ci sono troppi ostacoli burocratici. Da più di 10 anni le giovanili non giocano più nella palestra laterale di via Treves». Vicino a noi però ci sono anche realtà virtuose nella produzione di giocatori per il professionismo. «Casalpusterlengo investe sui giovani: ha cinque allenatori professionisti, due campi in gestione, una foresteria per i ragazzi che vengono da fuori. La differenza la fa il budget. In provincia di Pavia invece, quando uno è bravo come Di Trani (finito a Porto Sant'Elpidio in B2, ndr), deve emergere da solo. Per molte società il settore giovanile è solo una fonte di guadagno visto che ogni ragazzo paga 250-300 euro all'anno per giocare a basket e in certi casi deve anche comprarsi la divisa sociale. Nel calcio invece ci sono società in cui i ragazzi non pagano e vengono anche vestiti da capo a piedi. Se poi qualcuno abbandona non stupiamoci». (cla.mal)
Bam selezionati.Massimo Digiulio, Jacopo Migliorini e Alessandro Bacheca della Edimes e Simone Bianchi della Virtus Mortara sono stati convocati martedi alle 19 a Cesano Boscone per il primo allenamento della selezione lombarda della categoria Bam (classe 1991) che prenderà parte al trofeo delle Regioni.