Putin: «Non torneremo al totalitarismo»
BRATISLAVA. L'Occidente si tranquillizzi. «In Russia è impossibile il ritorno al totalitarismo», «La scelta della democrazia è definitiva», «Non inventeremo una democrazia alla russa». Parola di Vladimir Putin. Al summit di Bratislava il leader del Cremlino ha fatto ieri pomeriggio il possibile per rassicurare l'«amico George». «La Russia - ha sottolineato alla conferenza-stampa congiunta di fine-vertice - ha fatto già 14 anni fa una scelta a favore della democrazia, l'ha fatta di sua volontà, senza pressioni esterne, per il proprio interesse. E' una scelta definitiva e non ci sarà un ritorno al passato».
Putin - molto criticato in Occidente negli ultimi mesi per una serie di controverse iniziative (smembramento del gruppo petrolifero Yukos tramite uno spregiudicato uso della giustizia, abolizione dell'elezione diretta dei governatori regionali, totale presa di controllo delle tv) - ha però avvertito: «Le istituzioni democratiche devono essere adeguate allo sviluppo della società russa di oggi, alla nostra storia, alle nostre tradizioni». Pur essendo apparso in conferenza stampa piuttosto rigido e teso, il presidente russo è uscito senza le ossa rotte da un vertice dove per sua stessa ammissione è stato obbligato a parlare «a lungo» con Bush - durante il colloquio iniziale (un'ora a quattr'occhi) - di come stia procedendo la marcia del suo paese verso la democrazia dopo il crollo dell'Urss e del comunismo. Davanti ad un Bush molto compaciuto delle sue rassicurazioni, Putin ha reso omaggio alla «generazione precedente dei politici» (Mikhail Gorbaciov e Boris Ieltsin) che «con tutti i loro limiti hanno dato al popolo la cosa più importante e cioè la libertà» e ha spiegato che la sua missione è adesso quella di coniugare democrazia e benessere, che nella Russia post-sovietica non sono andate molto a braccetto. «L'introduzione delle norme e dei principi della democrazia - ha detto riferendosi agli ultimi Anni Ottanta e ai convulsi Anni Novanta - non deve essere accompagnata dal collasso dello stato e dall'impoverimento del popolo. Il rafforzamento della democrazia sul suolo russo non deve screditare il concetto stesso della democrazia ma migliorare la vita della gente e in questa direzione noi lavoreremo». Putin ha messo in chiaro che per lui «democrazia non significa anarchia ma in primo luogo è un'opportunità per adattare e osservare le leggi in un modo democratico». Il presidente russo ha difeso a spada tratta l'abolizione dell'elezione diretta dei governatori: non capisce come questa riforma possa essere stata fatta oggetto di pesanti riserve in Occidente quando d'ora in poi la nomina dei governatori proposti dal capo dello Stato dovrà essere approvata da assemblee locali elette dal popolo con voto segreto: «è un collegio elettorale come esiste in Usa».
Putin è invece stato categorico quando ha negato che in Russia manchi la libertà di stampa: «C'è una certa lotta tra il potere e la stampa che è critica. Ma è una cosa normale, caratteristica della società democratica», ha sostenuto e ha auspicato che non siano creati «nuovi problemi sul nulla» a scapito del cruciale rafforzamento dei rapporti tra Mosca e Washington.
Bush e Putin hanno deciso di migliorare la cooperazione fra i loro due Paesi nella lotta al terrorismo, specie nucleare. Gli Usa temono l'arma nucleare in mano alla Iran. Bush avrebbe comunque avvertito Putin che gli Stati Uniti ritengono la vendita di missili alla Siria «destabilizzante» e ha chiesto all'«amico» di «ripensarci». Nel vertice i due leader hanno parlato anche dei paesi limitro alla Russia (Ucraina e Georgia). «Gli Stati Uniti capiscono che quei Paesi devono avere buone relazioni con la Russia, ma questo deve avvenire su un piano di parità e di rispetto».