Ecco l'eredità del consiglio comunale Le scelte sull'urbanistica e sull'Asm

PAVIA. Si voterà il 3 e 4 aprile, magari si andrà al ballottaggio, poi - diciamo da maggio - la nuova amministrazione dovrebbe prendere le redini di Palazzo Mezzabarba e quindi della gestione delle cose cittadine. Molte le cose da fare (e da rifare, se la spunterà il centrodestra), molte le cose rimaste nel cassetto. E non si tratta, come vedremo, di questioni secondarie. Anzi, si può parlare di atti amministrativi che avevano l'obiettivo di caratterizzare le scelte politiche della precedente giunta. I contrasti interni non l'hanno permesso.
Come canovaccio per capire di cosa stiamo parlando possiamo prendere «L'elenco completo delle proposte iscritte ai consigli comunali del 15-16 febbraio 2005, di cui solo tre sono state approvate: l'«Aggiornamento ai criteri e procedure per l'apertura, ampliamento e trasferimento delle medie strutture di vendita», l'acquisto di un immobile adiacente all'ex-caserma Calchi e la «Prima variazione al Bilancio annuale di previsione». Proprio quest'ultimo atto aveva provocato tensioni interne al centrosinistra: il capogruppo della Lista Albergati, Enrico Beltramelli, aveva contestato un paio di stanziamenti, ossia i 100mila euro per cofinanziare un concorso di idee per la riconversione delle vecchie cliniche del San Matteo e 10mila euro per la «sistemazione di un'area in località Ticinello» per accogliere i camperisti». Per dirne due di secondaria importanza. Ma su ben altri temi la maggioranza non aveva trovato l'accordo (dovrà dunque trovarlo quella nuova se vincerà il centrosinistra). Sfogliamo l'elenco e mettiamo insieme una serie di delibere che riguardano l'Asm, atti che sono stati spesso contestati nella stessa maggioranza non solo e non tanto per il loro contenuto, ma più che altro per il fatto che il consiglio comunale (e i partiti, a volte) fossero stati informati sono a decisione presa: si tratta del contratto per la gestione dei servizi di teleriscaldamento, del contratto di servizio per la gestione dell'autostazione di viale Trieste, del conferimento all'Azienda delle reti dismesse del gas e dell'acqua, dell'affidamento diretto ad Asm del servizio di pubblica illuminazione e della proroga del servizio pubblico di distribuzione del gas naturale.
Ma se i rapporti Comune-partiti-Asm Spa hanno spesso creato problemi politico-amministrativi, l'urbanistica non è stata da meno. Anche qui, è sufficiente sfogliare l'elenco delle cose non fatte dal consiglio comunale, sebbene siano state approvate nelle varie sedi (giunta e commissioni competenti). Partiamo dalla delibera principale, anche se ultima in ordine di tempo: il Programma integrato di intervento (Pii) dell'ex-Marelli, progetto milionario che qualcuno avrebbe voluto approvare con un blitz la notte del 16 febbraio scorso. Progetto approvato in commissione, ma contrasto dai Socialisti per motivi tecnici e politici. Ma in attesa, da mesi, c'erano due progetti discussi, visti, rivisti, approvati e riapprovati: i Programmi integrati di via Olevano e di via Ferrini. Al palo, anche se da meno tempo, altri tre progetti urbanistici: la variante per l'edificio delle Suore Benedettine, la variante per cancellare un'area destinata a parcheggio e, infine, la variante per permettere un allargamento dell'attuale Camera del Lavoro. E sono tutte delibere. Non parliamo degli ordini del giorno e delle interrogazioni e interpellanze che sono, ormai, preistoria del consiglio comunale. (f. ma.)