La follia secondo Pirandello
VIGEVANO. Ulteriore elogio alla follia (dopo quello di Enrico), alla libertà dagli obblighi sociali e all'isolamento dalla comunità, 'Il berretto a sonagli" delinea un altro dei mondi pirandelliani dove pazzi e cornuti, carnefici e vittime che siano non hanno riscatto, speranza. Messi a nudo e spiati, fissati, inchiodati alla loro parte da chi condanna, giudica, sussurra.
Sotto quella che potrebbe sembrare la semplice storia di un tradimento coniugale e di una vendetta c'è qui, infatti, una delle tipiche casistiche dell'autore con la poetica del conflitto fra realtà e finzione, fra la vita e la maschera imposta per convenzione, lo psicodramma della personalità dell'uomo, scissa e turbata davanti all'incapacità di cogliere la realtà, tutto un intrico di metafore che parte da molto lontano nella nostra cultura teatrale, letteraria e filosofica. Basti pensare al berretto del titolo, che riecheggia il copricapo dei giullari medioevali, i quali, vivendo nella zona franca della 'libertà della follia", si permettevano di dire in faccia ai potenti verità scomode. Anche in questo caso la dialettica adoperata da Pirandello come motore del meccanismo drammaturgico illumina di una luce sinistra, inquietante, un piccolo universo comodamente adagiato su una morale soffocante e rispettosa delle apparenze, incardinato da una intelaiatura sociale dalle rigide gerarchie e soffocato da un´atmosfera di sussurri velenosi, di maldicenze, di sospetti. In tale 'teatrino" borghese i personaggi sono vittime consenzienti di norme scritte da loro stessi e difese sino al limite della ferocia. Chi sta fuori dalle regole, chi si mette in testa di rompere il patto collettivo, viene irrimediabilmente espulso. E' quanto succede a Beatrice, la quale, alla notizia della relazione del marito con la giovane moglie dello scrivano Ciampa, rassegnato per opportunità a subire l'infedeltà della consorte, decide di sorprendere sul fatto gli amanti e di far scoppiare lo scandalo. La volontà della donna di ribellarsi alle convenienze si scontra, però, con il muro delle omertà collettive, impersonate dalle prudenze dei suoi stessi familiari e dalle viltà burocratiche del delegato di giustizia. Dilaga, allora, soltanto la notizia dell'adulterio, che costringe il modesto ma dignitoso travet, additato di fronte al paese come marito tradito e connivente, a battere il sentiero della rivalsa. In forza di una lucida intelligenza trova una soluzione esemplare, che gli evita il delitto riparatore. Con una logica ferrea e perversa, alternando in modo insinuante toni vittimistici e velati ricatti, induce Beatrice ad accettare di proclamarsi folle di fronte a tutti. Solo cosi, da pazza, socialmente e moralmente irresponsabile, ella potrà gridare al mondo la sua verità. Solo cosi, denunciata da una 'pazza", l'onorabilità dello scrivano resterà illesa. Solo cosi la vicenda può chiudersi con il ritorno alla apparente normalità di Ciampa e consorte, che voltano le spalle al pettegolezzo, nascondendo i loro volti dietro la maschera d'obbligo della fedeltà. (f. c.)
IL BERRETTO A SONAGLI di Luigi Pirandello, con Sebastiano Lomonaco, Marina Biondi, Isa Bellini; regia di Mauro Bolognini. Da oggi a domenica (ore 20.30) al Teatro Cagnoni di Vigevano.