Cuore-Aids, ok le ricerche di Pavia

PAVIA. E' considerata la «Bibbia» della Cardiologia mondiale. La rivista «The Heart» viene aggiornata ogni tre-quattro anni con l'inserimento degli ultimi lavori svolti. Nell'ultima edizione vengono citati anche gli studi effettuati a Pavia su Aids e sistema cardiovascolare. L'attenzione in particolare si concentra sulla ricerca riguardante la cardiomiopatia Hiv correlata (della quale parla anche «Mandell», autorevole pubblicazione sulle malattie infettive). Un riconoscimento importante per il gruppo del quale fanno parte, tra gli altri, due infettivologi del S. Matteo: Giorgio Barbarini e Daniele Scevola.
Anche su «Heart disease» e «Cardiovascular disease in Aids» si parla delle ricerche pavesi: soprattutto delle linee-guida per il trattamento delle complicanze cardiovascolari nei pazienti affetti da Hiv, elaborate durante un convegno svoltosi a Pavia nell'ottobre del 2001. Alle recenti «Giornate europee di Cardiologia», svoltesi a Parigi, c'è stato un interessante simposio «Cuore-Aids» al quale sono stati invitati due soli italiani: oltre a Barbarini anche Giuseppe Barbaro (che fa parte dello stesso gruppo di ricerca). Infine al congresso mondiale sull'Aids, in programma a Vancouver nel prossimo mese di luglio, ci sarà una «lectio» affidata a Barbaro e Barbarini. «Sono importanti gratificazioni del lavoro svolto in questi anni», commenta Giorgio Barbarini. «E' stato riconosciuto il fatto - continua - che l'Aids può danneggiare anche il muscolo cardiaco: inoltre gravi danni al cuore possono derivare anche dall'assunzione nel tempo dei farmaci anti-retro virali. Sono temi attorno ai quali si è creata una certa sensibilità da parte della comunità scientifica internazionale». Le linee-guida discusse durante il convegno svoltosi nell'ottobre del 2001 a Pavia (alla presenza di Paul Volberding, uno dei principali infettivologi mondiali) forniscono una duplice informazione. Da un lato il fatto che l'infezione da Hiv rappresenta una minaccia anche per il cuore. Inoltre le cure farmacologiche seguite dai pazienti possono comportare seri rischi cardiovascolari: non a caso si parla di danno da terapia. Oggi si è in grado di bloccare la replicazione del virus dell'Hiv e di garantire una lunga vita ai pazienti. In pratica l'Aids è diventata una malattia cronica, con tutte le conseguenze che comporta per un sieropositivo una prospettiva di vita più lunga. Il virus dell'Hiv rappresenta infatti un pericolo costante per i reni, il sistema nervoso ed il cuore. Uno dei rischi maggiori è rappresentato dalla miocardiopatite dilatativa. «Il nostro compito - afferma Barbarini - è quello di verificare i danni prodotti sul cuore dal virus dell'Hiv e quelli procurati dagli effetti collaterali della terapia. Il problema è individuare una cura che possa funzionare il più a lungo possibile: un risultato che si può raggiungere soltanto con farmaci tollerati dai malati». Anche durante il congresso mondiale sull'Aids, svoltosi nell'estate del 2002 a Barcellona, Barbarini era stato invitato a partecipare. In quell'occasione l'infettivologo del San Matteo presentò i casi di sei pazienti che, dopo anni di cure, avevano avuto un infarto acuto. «Per ogni malato va studiata una terapia individualizzata. Oltre a bloccare la replicazione del virus, dobbiamo preoccuparci di garantirgli una buona qualità di vita». Le ricerche condotte da anni su questo filone, con la collaborazione degli esperti pavesi, hanno meritato l'attenzione delle principali riviste scientifiche in campo mondiale. (s.re.)