Al Cossa scoppia la protesta
PAVIA. Quattrocento studenti del Cossa ieri hanno scioperato, marciando simbolicamente sul Mezzabarba per reclamare il diritto allo studio e il rispetto della qualità della didattica. «No al taglio dei finanziamenti e soprattutto no alla regionalizzazione degli istituti professionali», è un po' lo slogan della protesta. E a dare corpo alla voce, seppure forte, degli studenti c'è anche il pronunciamento del collegio docenti, convocato martedi. Gli insegnanti chiedono il coinvolgimento di associazioni, partiti, rappresentanti di genitori e alunni, sindacati.
«Abbiamo fatto presente le nostre preoccupazioni anche all'amministrazione comunale - spiega Riccardo Palestra, rappresentante degli studenti del Cossa insieme ad Alessandro Ciurleo e Daniele Riccardi - Siamo stati ricevuti dall'assessore Walter Minella che, dopo averci dato udienza, ci ha anche invitati a prendere parte al prossimo consiglio comunale del 7 marzo». Gli studenti bocciano i tagli di finanziamenti annunciati dal Governo per gli istituti alberghieri. «Non siamo classificabili esattamente in questa categoria ma un nostro segmento riguarda anche il turismo - spiegano i rappresentanti degli studenti - E non ci troviamo d'accordo neppure sulla regionalizzazione degli istituti».
Il collegio docenti del Cossa, da parte sua, ha preso in esame la bozza di riforma degli istituti superiori, parte integrante della riforma Moratti. E ha elaborato un documento votato all'unanimità dai 143 insegnanti. Tutti «respingono, anche se di bozza si tratta, l'idea che la sottende: la sciagurata ipotesi di regionalizzare il percorso didattico e formativo degli istituti professionali». E pollice verso, quindi, anche «all'equiparazione di fatto ai centri di formazione regionale, importanti ma ben diversi nelle finalità e nei risultati educativi». Non piace ai docenti del Cossa anche la differenziazione tra un ordine di scuole di tipo liceale e altre di tipo professionalizzante, che crea «al di là delle dichiarazioni di principio, una separazione delle carriere degli alunni già subito dopo le medie inferiori. Non basterà certo ad uscire dal ghetto della scuola di basso profilo l'anno integrativo previsto come ponte per un eventuale percorso universitario».
Il collegio docenti si esprime anche sulla riduzione del percorso didattico da 5 a 4 anni («l'anno integrativo non sarà certo la scelta della maggioranza degli alunni...») che come riflesso avrà inevitabilmente, dicono, anche una riduzione dell'organico. «Un rischio che non accettiamo - dicono con forza - e che sembra invece essere il vero scopo della riforma». (m.g.p.)