Duemila vittime ogni anno

MILANO. Duemila morti all'anno in Italia, dai 2 ai 300 nella sola Milano: l'aria ammorbata dai veleni nelle città italiane (No2, Co, PM10, So2 e ozono) uccide e aggrava patologie già esistenti. Ieri a Milano sono stati resi noti i preoccupanti risultati di uno studio condotto in 15 città italiane (abitate complessivamente da nove milioni di persone) analizzando i decessi dal 1992 al 2002 per cause naturali, cardiovascolari e respiratorie e i ricoveri ospedalieri per cause cerebrovascolari e respiratorie attribuibili all'inquinamento. Lo studio è stato promosso dai ministeri della Salute e dell' Università.
Hanno collaborato atenei, asl, arpat e comuni delle 15 città.
Nel periodo considerato, il PM10 (cioè le polveri sottili) ha provocato 900 decessi in piu; l'No2 (biossido d'azoto) 2.000; il Co (monossido di carbonio) 1.900. Sono stati analizzati 362.254 decessi e 794.528 ricoveri ospedalieri non programmati. «Questi inquinanti - ha avvertito l'epidemiologo Benedetto Terracini, uno dei coordinatori dello studio MISA-2 - sono espressione di un unico fenomeno più complesso e sono correlati tra loro (dove c'è un contaminante spesso c'è anche l'altro) cosi che è impossibile scinderne gli effetti. Non si possono sommare i morti da PM10 con quelli degli altri inquinanti perchè ognuno di essi è solo un indicatore degli effetti della contaminazione complessiva. Sono utili, ma non sufficienti i provvedimenti tesi a ridurre i singoli componenti: l'inquinamento va ridotto nel suo complesso».
La relazione tra concentrazioni di inquinanti e mortalità e ricoveri ospedalieri, è risultata tendenzialmente maggiore tra gli anziani, in particolare tra i soggetti con più di 85 anni, e per No2 e Co per i neonati fino a 24 mesi. Nei più anziani l'inquinamento uccide perchè peggiora le condizioni di un fisico già debilitato; nei soggetti più giovani le conseguenze si manifestano invece a lungo termine.
Ieri sono stati resi noti anche i risultati di un altro studio (Sidria) che indicano nell'esposizione al traffico veicolare un forte fattore di rischio per asma e tosse nei bambini e negli adolescenti. L'indagine è stata condotta nel 2002 in 13 località su una popolazione di 20mila soggetti di 6-7 anni, 16mila di 13-14. Un bambino che vive nei pressi di una strada continuamente percorsa da auto e veicoli pesanti corre il rischio di soffrire di disturbi respiratori e in particolare tosse, del 60% in più rispetto a un coetaneo residente in una zona senza traffico.
Secondo lo studio, se in Italia il limite previsto dalla Ue fosse stato rispettato, si sarebbero potuti risparmiare tutti i morti in eccesso da PM10 (900) e due terzi dei morti da No2 (1.400 su 2.000).