Sannazzaro, dialogo con il Circolo anziani
Ecco la risposta del sindaco di Sannazzaro alla lettera di Clarice Locatelli pubblicata ieri.
Carissima Clarice, nella mia lettera che ti è giunta non era mia intenzione tirare le orecchie a nessuno, tantomeno a te che giaci in totale immobilità per le tue fratture. Siccome ci conosciamo da tempo, sono sicuro che di questo tu possa essere consapevole, quanto meno avrei peccato nello stile. Per la stessa conoscenza che ho di te, non c'è bisogno che tu mi ribadisca il tuo impegno volontario che io so attivo e costante in diversificati settori.
Non capisco perchè non si voglia intendere e ci si ostini a non vedere come l'Amministrazione comunale volesse cercare un confronto per verificare la possibilità di tenere aperto il Circolo anche durante il meritato soggiorno marino di un gruppo di soci.
Tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile e, come tu saprai, la disponibilità di una persona volontaria per l'apertura era stata trovata, ma qualcuno non ha voluto (di questo non ne discuto) contradddire la decisione del direttivo che prevedeva la chiusura. Mi dispiace comunque che da parte tua si voglia ridurre la collaborazione tra circolo ed Amministrazione comunale alla sola e dovuta erogazione di acqua, luce e gas dal momento che quello che manca è un confronto costruttivo e sereno tra le parti. Ne prendo atto con rammarico, ma, da entrambe le parti, riflettiamoci! Giungano a te, nel frattempo, i miei migliori auguri di pronta guarigione per un prossimo ritorno alla guida dal tuo gruppo di pensionati.
Michele Debattistasindaco di Sannazzaro
Lotto, il numero in ritardo
è soltanto pericoloso
Sulla vicenda del ritardo del 53 sulla ruota di Venezia si è detto e si è scritto di tutto: dalle decine di famiglie ridotte sul lastrico ai quattro suicidi, dalla mania del gioco alla necessità di giocare con moderazione, dal totale delle puntate all'ammontare delle vincite in questa o quella ricevitoria. Credo invece di aver letto una sola volta, e sommessamente tra le righe, la considerazione fondamentale sul Lotto e cioè che, a ogni estrazione, ogni numero ha la stessa probabilità di uscire di tutti gli altri, indipendentemente da tutto ciò che è avvenuto nelle estrazioni precedenti. Potrebbe forse essere altrimenti? La razionalità e il calcolo delle probabilità lo garantiscono e mi piacerebbe che almeno il nostro giornale lo scrivesse tondo tondo... senza se e senza ma.
Eppure c'è chi sostiene che, appunto per il calcolo delle probabilità, un numero ritardatario avrebbe maggior probabilità di uscire, come per «compensare» il ritardo: questo argomento è gravemente erroneo, perchè confonde il concetto di «probabilità» (che è a... preventivo) con quello di «frequenza» (che è a... consuntivo). C'è poi un'edulcorata insidiosa variante, ma ugualmente media di tante estrazioni successive. Mi pare che basti la seguente considerazione per invalidare anche questo argomento: un calo di frequenza può essere probabilisticamente scandaloso, ma un successivo aumento tale da compensare il primo, sarebbe ugualmente scandaloso e quindi improbabile come il primo. Si dice che su una roulette sia venuto rosso ventisei volte di seguito: ebbene, al ventisettesimo lancio, rosso e nero hanno la stessa identica probabilità, cosi come nei ventisei, o cento, o mille lanci successivi. E non può essere che cosi, perchè non è pensabile che il colore dell'esito di un lancio possa influenzare il moto della pallina in un lancio successivo. «Il caso non ha memoria», recita un sacrosanto detto di una certa popolarità, ma chi sa perchè, cosi inascoltato. Ci sono riviste specializzate che pubblicano dati sui numeri ritardati e che continueranno a farlo, anche dopo i suicidi da lotto. Perchè non si rende obbligatoria l'esposizione in tutte le ricevitorie del Lotto di un perentorio avvertimento sulla pericolosità del «numero ritardatario»?
Lo si fa sui pacchetti di sigarette per la pericolosità del fumo! Sui numeri forniti in sogno dai nonni o dalla cabala... è meglio non commentare.
Adalberto PiazzoliPavia
Canneto, una rotonda
che provoca tanti disagi
Oggetto della presente è la nuova rotatoria realizzata sulla provinciale Stradella-Santa Maria della Versa in località Vigalone di Canneto.
Poverina, se potesse parlare chissà quante cose avrebbe da dire per discolparsi dei disagi che sta creando... Spesso noi cittadini siamo costretti a subire le decisioni - anche inspiegabili - che altri prendono dal loro posto di comando. Questa impressione mi è stata confermata ancora una volta da numerosi residenti e turisti della Valle Versa che, quotidianamente o alla domenica, sono costretti a transitare su questa nuova rotatoria.
Si tratta infatti di una rotonda inclinata ed in pendenza (forse unica al mondo) che non ha nè lo scopo di discliplinare il traffico in quanto dalla strada collinare scenderanno non più di dieci auto al giorno, nè quello di moderare la velocità, perchè, se cosi fosse, ce ne vorrebbe una ogni duecento metri.
Arrivando da Stradella sembra di entrare in un cortile e poi di uscirne con grande difficoltà di manovra soprattutto per gli autocarri di grossa dimensione che quotidianamente - e per fortuna - percorrono la Valle. Chi scende da Santa Maria entra in rotatoria senza poter vedere chi eventualmente si è già immesso provenendo da Monteveneroso. E si potrebbe continuare...
I tecnici che l'hanno progettata si saranno sicuramente turati il naso ma, se costretti, almeno potevano farla di dimensioni più ridotte. Mi risulta che sia stata voluta e finanziata dal Comune di Canneto Pavese, ma, se cosi fosse, come ha fatto la Provincia a subire un manufatto simile? Sembra una rotonda imposta da qualcuno con lo scopo di costringere gli automobilisti a leggere quello che verrà poi posto sull'aiuola centrale.
Complimenti! A Voi politici e tecnici dell'Amministrazione provinciale, responsabile della viabilità primaria della Valle Versa, chiedo di intervenire almeno ora per recuperare il possibile e rendere meno grottesca la situazione.
Maurizio OrdaliSanta Maria della Versa
Vigevano, il mio ricordo
dell'avv. Edgardo Mazzini
La scorsa settimana, a Vigevano, è mancato all'età di 83 anni l'avv. Edgardo Mazzini, amico della nostra famiglia da oltre 40 anni. Mazzini ci aveva abituato alle sue stravaganze, che erano parte integrante del suo personaggio, caratterizzato da quella lunga chioma svolazzante che gli dava un aspetto anarchico.
In realtà era di un rigore e di una dirittura morale non comuni: sapeva soffrire in silenzio (e nella sua vita ha sofferto veramente tanto) e non si piegava a compromessi.
Possedeva una cultura non comune. Aveva studiato in tempi difficili, a prezzo di grandi sacrifici e io mi ricordo che, quando avevo circa 15 anni ed ero in difficoltà con un compito di latino, lui mi aiutò ricordandosi perfettamente termini e regole.
Non ha mai dato troppa importanza al proprio sostentamento, pensando all'essenziale. Penso sia stato l'unico uomo di mia conoscenza che ha vissuto la vita a modo suo, facendo ciò che voleva fare; ma, per spiegare che cosa intendo, racconterò un breve episodio.
Una domenica mattina, preso il treno per Mortara, deviò per Novara e quindi per Gozzano, dove trascorse la giornata sul lago d'Orta. Alle 18,15 tornò in stazione, ma il treno era partito 5 minuti prima ed era l'ultimo della giornata; quindi sarebbe stato costretto a fermarsi in un albergo per la notte. Ma lui che cosa fece? Cominciò a camminare e, cammina cammina, pochi minuti prima della mezzanotte arrivò in Piazza Ducale, prese un cappuccino e se ne andò a dormire.
Naturalmente non aveva una tuta o le scarpe da trekking, ma l'abbigliamento classico di sempre.
Pazzesche le discussioni con lui: o eri ben attrezzato di argomenti e di cultura o ti toccava soccombere, non a caso i colleghi di lavoro lo ricordano come un bravo penalista.
Come tutti i tipi geniali ed eccentrici, diventava anche insopportabile; ma adesso che non c'è più, ci manca.
Mario MussiniVigevano
Quest'anno l'ora legale
andrebbe anticipata
Quest'anno l'ora legale scatterà la notte tra il 26 e il 27 marzo, proprio la notte di Pasqua. Alle nostre latitudini in quell'epoca il sole tramonterà alle 18,43. Mi chiedo se, dal momento che è stata prolungata sino a fine ottobre, non sarebbe utile anticiparla di almeno una settimana.
So benissimo che vi è una legge europea che regola questa normativa, ma penso sia veramente il caso di rifletterci un po'.
Sergio BarbieriMontebello della Battaglia
Non dimentichiamo
i dittatori del Novecento
Il secolo XX è stato il secolo più violento di tutti i tempi. Nei giorni scorsi abbiamo ricordato i massacri perpetrati dai nazisti nel lager di Auschwitz. Non dimentichiamo che ci sono stati anche i gulag in Siberia di cui ci parla Solzenicyn, premio Nobel nel 1970. Infine non dimentichiamo anche come era e come è la Cina di oggi. Tra i dittatori abbiamo Fidel Castro a Cuba che tiene prigionieri gli avversari politici in carcere. I dittatori più violenti del secolo sopra citato sono stati Mao Tse-tung in Cina, Hitler in Germania e Stalin in Russia. Solo per citare quest'ultimo, possiamo dire che dalla presa del potere del comunismo ateo del 1917 al crollo del muro di Berlino, lo stesso comunismo ha fatto sei milioni di vittime.
padre Francesco BruniSan Martino Siccomario