Spuntano le prime tangenti di Saddam

NEW YORK. Fino a ora erano solo sospetti. Ma adesso, almeno secondo il Senato americano, ci sono le prove. Nello scandalo «Oil for Food» (Petrolio in cambio di cibo) spuntano le tangenti di Saddam Hussein, destinate a personaggi che all'Onu e dintorni avevano il compito di vigilare sul maxi-programma da 64 miliardi di dollari nato per rendere meno pesanti le sanzioni internazionali contro l'Iraq. Mazzette per 1,2 milioni di dollari per Benon Sevan, il funzionario cipriota delle Nazioni Unite, ex vice di Annan, che per anni guidò il programma per il petrolio iracheno. Pagamenti «in nero» per 105 mila dollari ad Armando Carlos Oliveira, un ispettore portoghese che doveva vigilare, per conto della società olandese Saybolt, sulla correttezza delle vendite di petrolio in Iraq. Nell'aula 342 del Congresso, di fronte alla commissione investigativa del Senato americano, tre detective congressuali hanno snocciolato cifre e fonti di prova per sostenere di aver trovato i riscontri ai sospetti di corruzione. Mentre in Congresso venivano rese pubbliche le scoperte fatte dalla commissione guidata dal senatore repubblicano del Minnesota Norm Coleman - uno degli esponenti politici americani più duri in questo momento nel giudicare l'Onu -, a Palazzo di Vetro i collaboratori del segretario generale, Kofi Annan, promettevano maggiore trasparenza in futuro, nuovi metodi nella gestione delle finanze delle Nazioni Unite e strumenti di controllo per monitorare i programmi dell'Onu.