Esauditi i sogni di don Enzo

PAVIA. «Due sogni di don Enzo stanno per esaudirsi». Trema la voce a don Franco Tassone mentre parla delle prossime tappe, altrettanti episodi cruciali della crescita della comunità Casa del Giovane nel 2005: «Il 4 maggio inaugureremo a Biella il monastero delle Carmelitane di Roma, da noi realizzato in esaudimento del sogno di don Boschetti. E quattro giorni dopo, in via Lomonaco, apriremo ufficialmente il Centro educativo, la risposta della comunità del 'Don" alla povertà e al disagio, che tanto sono cresciuti a Pavia.
Vanzan e gli inizi.
Tocca a padre Piersandro Vanzan, il gesuita amico di don Boschetti, il compito di rievocare gli inizi davvero avventurosi della comunità di don Enzo: «Tutto cominciò a San Mauro nel 1966, dove lo conobbi. Era cappellano del San Salvatore e aveva cominciato ad accogliere clandestinamente i diseredati della società, nonostante l'opposizione del parroco. Già allora il 'Don" dava scandalo. Nel 1971 il vescovo Angioni benedisse l'appartamento comprato in viale Libertà 39, primissima sede della futura comunità degli sbandati. Scriveva: 'Sento il fortissimo desiderio a donarmi per il bene dei miei ragazzi, affinchè approdino al porto sognato della vera libertà". Nella cappella del Sacro Cuore, il famoso scantinato, raccoglieva il primo nucleo dei disperati. Il suo motto era 'Davanti a Dio per gli uomini". Le tante ore di preghiera lo conducevano a cercare e trovare i poveri nei tuguri e sotto i ponti. Lasciava l'auto aperta in modo che ci andassero a dormire dentro nelle notti più gelate e quando pioveva. Don Enzo ha accompagnato la via con i suoi detti. Come questo: 'L'anima della Casa del Giovane è preghiera e contemplazione"».
Il salone è colmo.
Sono venuti in tantissimi a ricordare don Boschetti dodici anni dopo la morte. Sullo schermo viene proiettato il video con le immagini e le citazioni del 'Don". Tassone saluta gli amici venuti alla commemorazione. Ringrazia la prefettura presente con il capo di gabinetto Valentina D'Urso, il sindaco Albergati, gli assessori della Provincia Vittorio Poma e Renata Crotti. Poi cita Enzo Novella. Un grazie in particolare ad Albergati e all'amministrazione comunale, che ha accettato di ospitare la mostra sul 'Don" al piano terra di Palazzo Mezzabarba.
Il ricordo di Beretta.
Il presidente della 'Piccola Opera San Giuseppe" Cesare Beretta parla per pochi minuti: «Le istituzioni si fidano di don Enzo, da vivo e da morto. Egli ha arricchito Pavia. La partecipazione di stasera conferna la vitalità dell'ideale di don Boschetti».
Il famoso garage.
Un opuscolo fresco di stampa distribuito nella cartella a tutto il pubblico ripercorre la storia della comunità Casa del Giovane. L'opera nasce ufficialmente il 20 aprile 1971 «con l'affitto di un appartamento a Pavia in una zona del litorale del Ticino, in quegli anni in pieno processo di urbanizzazione, abitato dalla medio-alta borghesia. Una posizione che fu alla base di non poche polemiche e 'scandali"».
A diciott'anni, nel 1947, don Enzo aveva lasciato il paese natale Costa de' Nobili per rifugiarsi presso i gesuiti a Triuggio (Milano). Due anni dopo entra in noviziato. Più tardi, nel 1956, segue un vescovo carmelitano impegnato in una missione in Kuwait e qui viene colto nuovamente dalla vocazione sacerdotale. Il 12 giugno 1962 viene ordinato prete nella cattedrale di Pavia. Due anni curato a Chignolo Po, quindi l'incarico di apostolato alla parrocchia SS. Salvatore.
Con diecimila lire donategli da suor Paola Gasperini, affitta la prima casa e istituisce la 'Piccola Opera San Giuseppe". Comincia li la prodigiosa storia della Casa del Giovane. L'11 febbraio 1992 il vescovo Giovanni Volta ne approva lo statuto. Nella comunità operano diverse figure educative laiche e religiose. Oggi ne è passata di acqua sotto i ponti. Sull'esempio del fondatore, la Casa del Giovane è cresciuta. A oggi conta un dormitorio per senza fissa dimora e 16 unità di accoglienza distribuite sul territorio della Lombardia e del Piemonte: tre comunità alloggio per minori, due case di formazione, cinque case maschili, due case femminili, un centro diurno, tre comunità destinate a soggiorni per il recupero psicofisico. La grande famiglia della Casa del Giovane, tra operatori religiosi e laici e ospiti delle varie strutture, ha raggiunto le 250 persone. A riprova dell'apertura della comunità è nato l'Osservatorio sul disagio 'Don Enzo Boschetti". I figli del 'Don", fedelissimi all'opera del fondatore, la continuano nel suo nome. (s. c.)