«Condannate Duprè a quattro anni»

VIGEVANO. Quattro anni per bancarotta fraudolenta. Li ha chiesti ieri il pubblico ministero Pietro Mondaini, al termine della requisitoria nel processo a Jean Pierre Duprè, amministratore del calzaturificio 'Andrea Pfister srl". «Nessuna ipotesi di bancarotta», ha replicato l'avvocato difensore Andrea Rodolfo Masera chiedendo l'assoluzione dell'imprenditore, stretto collaboratore di Pfister, un nome che, da Vigevano a Hollywood a New York, è sinonimo di eleganza e prestigio.
La sentenza del tribunale (presidente Piero Savani, giudici a latere Hadrian Simonetti e Jacopo Blandini) è attesa tra poco più di un mese. Il processo è stato infatti rinviato al 17 marzo. I giudici dovranno stabilire se esistono gli estremi del reato di bancarotta fraudolenta o se invece, come afferma la difesa, i fatti devono essere interpretati come l'estremo tentativo in buona fede di salvare l'azienda dal fallimento. L'inchiesta ha preso le mosse dal fallimento dichiarato il 19 dicembre 2000 della 'Andrea Pfister", con sede a Vigevano in viale dei Mille 47, della 'Cocala srl", che aveva sede in via Trieste 18, allora proprietaria di un negozio in via Montenapoleone a Milano, e della 'Parasol srl" (stessa sede della 'Andrea Pfister"), proprietaria della villa di Positano che ospitò anche Julia Roberts. Il fallimento avrebbe un passivo di 8 milairdi di vecchie lire, ma alla somma vanno sottratte le voci attive costituite dal ricavato della vendita delle aziende.
L'indagine è comunque relativa ad avvenimenti che hanno preceduto la dichiarazione di fallimento. L'accusa sostiene che alcune operazioni sarebbero state condotte a danno della società. Al contrario, la difesa esclude operazioni illecite o fraudolente. Nessun danno, secondo il legale di Duprè, sarebbe stato arrecato alla società perchè le aziende erano entrate a far parte del fallimento o erano state rivendute all'asta con un ricavato a favore dei creditori definito 'rilevante". Le difficoltà attraversate dalla società non implicherebbero condotte penalmente rilevanti e i valori aziendali sarebbero stati salvaguardati consentendone la vendita da parte della procedura fallimentare.
Nel 2001 l'azienda 'Pfister" è stata ceduta ad una holding quotata a piazza Affari. Uno dei punti di conflitto tra accusa e difesa riguarda i prezzi di cessione delle aziende. Irrisori, secondo il pubblico ministero. Secondo la difesa, si tratta invece di prezzi congrui perchè nascono da una somma di debiti e crediti. La posizione di Duprè (che deteneva solo l'1% della Cocala, mentre Pfister, impegnato nell'attività creativa, non aveva quote societarie) sostenuta dalla difesa è quindi quella di chi ha conservato l'azienda prima del fallimento e, subito dopo la dichiarazione del tribunale, l'ha regolarmente consegnata al fallimento perchè fosse venduta all'asta. E, sempre secondo la difesa, fino alla fine si era cercato di evitare il dissesto confidando nelle trattative in corso con un fondo di investimento che avrebbero dovuto portare al pagamento dei debiti. Il fondo poi ha abbandonato le trattative e, a quel punto, si è stati costretti ad arrivare al fallimento. Ora la parola passa ai giudici, che si pronunceranno dopo le repliche di accusa e difesa. (l.g.)