Rice ringrazia l'alleato italiano
ROMA.Sulle grandi crisi internazionali come l'Iraq e il Medio Oriente, gli Stati Uniti e l'Europa devono tornare a una collaborazione piena. Gli obiettivi comuni sono tanti e vanno dalla democratizzazione dell'Iraq alla pace tra israeliani e palestinesi. E almeno un valore condiviso esiste e si chiama libertà. Dopo le tante incomprensioni del passato, il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha ieri scelto Roma per cominciare a rilanciare agli alleati del Vecchio continente un invito ad un dialogo costruttivo e concreto con l'amministrazione di George W. Bush. In una conferenza stampa congiunta tenuta a Villa Madama con il ministro degli Esteri Gianfranco Fini (prima di incontrarsi con il cardinal Angelo Sodano in Vaticano), la nuova responsabile del Dipartimento di Stato è stata quasi ossessiva nel ripetere che Usa, Europa e Onu possono operare insieme e aiutare chi lotta per la democrazia.
Il vicepremier italiano ha ricordato l'importanza dei Paesi arabi moderati e ha auspicato un maggior coinvolgimento delle Nazioni unite. La Rice ha ringraziato il popolo italiano per l'amicizia dimostrato agli Usa e per l'impegno in Iraq e il sacrificio di Nassiriya.
Conclusa la visita in Italia, la Rice è partita per Parigi, dove gli Usa non godono invece di grandi simpatie. Oggi, poi, c'è l'appuntamento del Consiglio ministeriale della Nato a Bruxelles, dove il segretario di Stato Usa pare intenzionata a tentare il rilancio della collaborazione transatlantica. «La nostra è una grande Alleanza con un passato glorioso.
Questa Alleanza può ora avere un futuro ancora migliore e aiutare chi vuole liberarsi dalla tirannia e per costruire la democrazia». Ma il test vero, è cominciato proprio da Parigi. Negli incontri di ieri sera sia il presidente francese Jacques Chirac che il primo ministro Michel Barnier si sono detti d'accordo ad aprire un «nuovo capitolo» nei rapporti con gli Usa.
Da quando l'Amministrazione Bush si è insediata per il suo secondo mandato, da Washington sono venuti segnali contrastanti sulla possibilità di cambiamenti in materia politica estera. In Europa c'è anche chi si è chiesto se l'insistenza su quella che è stata definita «la retorica della libertà» non preluda invece a nuove avventure militari in paesi come Iran e Siria. La Rice è stata comunque molto ottimista sulle prospettive di rilanciare in pieno il processo di pace in Medio Oriente. Per questo ha invitato Europa e Onu ad associarsi agli Stati Uniti per rispolverare la Road Map ed ha suggerito un incontro dei ministri degli Esteri del Quartetto (Usa, Russia, Onu e Unione Europea).
Sull'Iraq, chi pensava alla possibilità di un disimpegno americano è rimasto deluso. Il segretario di Stato ha ribadito che gli Stati Uniti se ne andranno quando le autorità di Baghdad lo chiederanno ma ha anche aggiunto che, dopo le elezioni del 30 gennaio, «più che di strategia di uscita bisogna parlare di strategia del successo». (a.g.)