E noi a difesa dell'embrione
Come il sale conserva il cibo, cosi anche i cristiani oggi sono chiamati a mantenere viva la consapevolezza della presenza di Cristo nel mondo: nell'Eucaristia, nella Parola, nella Chiesa, nei poveri. Dobbiamo costantemente ricordare al mondo che il «Vangelo» è potenza di Dio che salva.
Il primo impegno,dunque, deve essere quello dell'annunzio e della testimonianza. Tuttavia, come il sale dà sapore al cibo, cosi anche l'annunzio e la testimonianza devono mirare a «convertire», cioè a trasformare gli uomini e il mondo, dando un sapore nuovo alle vicende della vita personale e sociale.
Nello stesso tempo,il cristiano è chiamato a essere luce. E la luce illumina, riscalda e rallegra. Tuttavia, nel battesimo, il cristiano è chiamato a continuare nel mondo la stessa missione di salvezza e di pace che il Padre ha affidato a Cristo. Come possiamo vivere questa vocazione oggi, nella nostra società? Come possiamo fermentarla, renderla più vera e più vivibile? Rimanendovi dentro come lievito che fa fermentare tutta la pasta. Infondendo in essa sapore e fragranza, con una condotta irreprensibile, che sa interrogare e contagiare, cosi che anche quanti non credono siano attratti e tutti intuiscano che vivere secondo il Vangelo è il modo più bello e più «vantaggioso» che esista, perché, più di ogni altro, rispetta e promuove la dignità di ogni persona, rende abitabile la terra e favorisce una convivenza nella giustizia e nella pace.
Vivendo e agendo cosi,i cristiani sono davvero «sale» e «luce»! Essere luce e sale non può consumarsi solamente nell'astenersi o meno al referendum oppure nel votare si o no, ma nel comprendere la ragione profonda di una posizione in favore dell'embrione. Una delle ragioni alla base dello scontro sulla legge che regolamenta la produzione di embrioni umani, riguarda la possibilità di utilizzarli al fine di isolare cellule staminali embrionali pluripotenti. Essendo queste cellule in grado di produrre qualunque tipo di cellula matura dei tessuti del nostro organismo, esiste la possibilità che le cellule staminali embrionali possano essere utilizzate per lo sviluppo di numerose terapie rigenerative ad oggi incurabili, quali il diabete, il morbo di Alzheimer, eccetera.
Questa tesi èsicuramente logica e sostenibile fintanto che si accetti il fatto che si sta parlando di prospettive future e non di terapie già esistenti. Purtroppo, il messaggio che incautamente viene trasmesso al grande pubblico e al legislatore, è di ben altra natura e diametralmente opposto a quello che la realtà dei fatti ci propone. Ci viene infatti spesso spiegato il contrario del vero, e cioè che le cellule staminali embrionali rappresentano se non l'unica, sicuramente la via migliore per lo sviluppo di terapie cellulari salvavita.
Si allude spessoal fatto che le terapie a base di cellule staminali embrionali sarebbero addirittura già disponibili. Non posso mancare di notare come un tale approccio è totalmente infondato e pone il cittadino, presto chiamato a decidere sulla validità della legge sulla fecondazione assistita, di fronte ad un dubbio dilaniante: lasciare morire milioni di persone o permettere l'uso degli embrioni umani per generare cellule salvavita? Ovviamente, in un contesto simile, la natura dell'embrione umano viene stravolta, negata e banalizzata fino a renderlo un semplice «grumo di cellule», qualcosa di sacrificabile ignorando gli enormi problemi etici che questo sacrificio solleva.
In realtà il sacrificionon è per nulla necessario. A dispetto di un oggettivo, significativo, potenziale terapeutico, non esistono terapie, nemmeno sperimentali, che implichino l'impiego di cellule staminali embrionali. Non è attualmente possibile prevedere se e quando questo diverrà possibile, data la scarsa conoscenza dei meccanismi che regolano l'attività di queste cellule, che ci impediscono di produrre le cellule mature necessarie per i trapianti.
Secondo, ma non menoimportante, esistono numerose terapie salvavita che rappresentano realtà cliniche importanti, quali le cure per la leucemia, le grandi lesioni ossee, le grandi ustioni, il trapianto di cornea. Tutte queste si basano sull'utilizzo di cellule staminali adulte. Inoltre, sono in fase di avvio nuove sperimentazioni sul paziente che implicano l'utilizzo di cellule staminali cerebrali umane.
Terzo, le terapiecellulari per le malattie degenerative non si basano solo sul trapianto di cellule prodotte in laboratorio. Esistono tecniche altrettanto promettenti basate sull'attivazione delle cellule staminali nella loro sede di residenza. Saranno quindi le cellule del paziente stesso che si occuperanno di curare la malattia, una volta stimolate con opportuni farmaci. Ovviamente, trattandosi delle cellule staminali del paziente stesso, i problemi di rigetto che, ricordiamolo, possono esistere con il trapianto di staminali sia embrionali che adulte, in questo caso non sussistono.