«SI TRATTA DI UN'INFEZIONE VIRALE DA MANTENERE SOTTO CONTROLLO»


MILANO.«Se i bollettini ufficiali non sono solo diplomatici e corrispondono alla realtà clinica, allora sarei propenso a ritenere che il papa tornerà assolutamente come prima». Il professor Luigi Allegra, pneumologo e direttore del Dipartimento Cardiorespiratorio del Policlinico di Milao, è ottimista sulle condizioni di salute di Giovanni Paolo II.
Il bollettino emesso in giornata è tranquillizzante?
«Mi sembra molto di più che tranquillizzante. Si parla di funzioni cardiorespiratorie nella norma, il che significa che l'elletrocardiogramma non ha riscontrato irregolarità e che il respiro è regolare. Inoltre anche le funzioni metaboliche vengono definite 'normali" e anche questo è molto importante perchè significa che gli esami del sangue non hanno riscontrato la presenza di un'infezione batterica rilevante. A questo punto, come pare, si tratta di un'infezione virale che è sicuramente di ordine minore per la quale valgono le cure di sempre: riposo, alimentazione corretta, riparo da insulti esterni e farmaci per sintomi come dolore alla gola o raucedine».
I problemi respiratori che hanno portato al ricovero del pontefice, sono solo le complicanze di una sindrome influenzale?
«L'influenza è un'infiammazione che può innestare una catena di eventi tra i quali anche la laringotracheite acuta con episodi di laringospasmo come accaduto al papa. Si tratta di eccessi di risposte che si riscontrano spesso nei bambini e negli anziani. Il laringospasmo può essere anche molto pericoloso, ma in questo caso, sempre attenendomi al bollettino, si è trattato di un episodio fugace, di una malattia locale che per quanto impegnativa non dovrebbe lasciare tracce e quindi nessun reale danno respiratorio, cardiaco, metabolico o biologico».
Si tratta però di una malattia che ha colpito una persona di 84 anni affetta da morbo di Parkinson...
«Il fisico di Giovanni Paolo II lotta continuamente su tutti i fronti e ora se ne è aggiunto uno in più che porta via forze agli altri. L'età avanzata e il Parkinson, malattia cronica molto invalidante, fanno del papa una persona a rischio, più vulnerabile alle infezioni. Il Parkinson in particolare lascia scoperte le difese dell'organismo e nel caso di Giovanni Paolo II se è vero che è sottoposto a terapia farmacologica per tenerlo sotto controllo, significa che è a uno stadio severo».
Nonostante questo secondo lei si riprenderà?
«Le possibilità di ripresa sono alte. Questa malattia non aggraverà il Parkinson, certo ne uscirà ulteriormente indebolito, ma trattandosi di una malattia locale e virale non credo sia questo il caso di parlare di successione. Verrà tenuto in osservazione per qualche giorno, ma non sarei sorpreso se fosse già dimesso domani. Sempre che il prossimo bollettino confermi quello precedente».

Monica Viviani