Ringiovanire le cellule: lo studia Redi

PAVIA.Una macchina del tempo cellulare capace di riportare una cellula adulta indietro nello sviluppo, fino a farla tornare ad essere immatura e indifferenziata come era nella fase embrionale: è l'obiettivo ambizioso del progetto appena avviato in collaborazione da due fra i maggiori esperti nel campo delle staminali: il direttore del laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'Università di Pavia, Carlo Alberto Redi, e il co-direttore dell'Istituto per la ricerca sulle cellule staminali del San Raffaele di Milano, Angelo Vescovi.
«Il nostro obiettivo è arrivare ad ottenere cellule staminali embrionali senza passare per l'embrione», ha detto Vescovi nel convegno sulla procreazione assistita organizzato ieri a Roma dall'Accademia dei Lincei. «Tutto nasce dall'esperimento che ha portato alla nascita di Dolly - ha proseguito Vescovi - perchè quell'esperimento ha dimostrato che una cellula adulta può essere de-programmata». In che modo?
La parola chiave è «citoplasto artificiale», ha detto Redi. Si tratta cioè di ricreare attorno ad una cellula adulta un ambiente il più possibile simile a quello presente nell'ovocita. La scommessa è allora ottenere una miscela di sostanze nutritive e di fattori di crescita capace di spingere la cellula a tornare indietro nello sviluppo e quindi ad azzerare il programma genetico che l'ha portata ad essere una cellula adulta specializzata.
L'idea di ottenere cellule staminali embrionali senza passare per l'embrione è nata in Italia fin dai tempi della Commissione Dulbecco, istituita nel 2000 dall'allora ministro della Sanità Umberto Veronesi. La tecnica indicata allora dalla Commissione, chiamata Trasferimento nucleare di cellule staminali autologhe (Tnsa), prevedeva di privare del nucleo un ovocita umano non fecondato e nel trasferire al suo interno il nucleo prelevato da cellule somatiche del paziente. La nuova strada che adesso hanno intrapreso Redi e Vescovi prevede la realizzazione in laboratorio dell'ambiente che si trova all'interno dell'ovocita. A questa fase della ricerca sta lavorando adesso il gruppo di Redi, mentre il gruppo di Vescovi metterà a punto le linee di cellule nervose da riprogrammare. Al momento i ricercatori hanno a disposizione un finanziamento di 80.000 euro da parte del ministero della Salute, stanziato nell'ambito del fondo di 5 milioni di euro assegnato tre anni fa dal ministero alla ricerca sulle staminali.