Cavalieri, mercanti e residenti
Forse neppure un vero padrone delle ferriere, come se ne trovavano ancora negli anni Cinquanta, avrebbe usato i toni con cui, nelle scorse settimane, il cavalier Poli - pesidente dell'Associazione Commercianti di Pavia e al vertice della Fondazione Banca del Monte - si è rivolto al sindaco e ai pubblici amministratori di Pavia. Ma si sa, ognuno ha il suo stile. E quello di Poli va brutalmente al sodo, alla maniera dei nostri antichi 'mercatanti" pavesi.
Forse qualcuno dei suoi consiglieri ha messo sotto gli occhi del cavalier Poli la 'secunda carta" del 'primus quaternus" del Breve Mercadantie Mercatorum Papie. Vale a dire la più antica legislazione mercantile e commerciale pavese visto che risale al 1295. Li gli avranno fatto leggere l'impegno stretto con la città affinché questa ai commercianti non vietasse nessuna strada se non col consenso dei mercanti stessi ("De non interdicendo aliquam stratam nisi de consilio Mercationis Papie").
Forse alla Ascom avrebbero dovuto gettare uno sguardo anche alla regola successiva della stessa carta del 1295. In particolare laddove stabilisce che 'tutti i mercanti debbano andare alle fiere per la strada stabilita e della multa dal infliggere a colui che sarà andato o avrà mandato qualcuno con le sue merci per un'altra strada".
Tutto questo per dare un'idea di come la rogna accesa dalla pedonalizzazione di piazza Botta, investendo il tema della regolamentazione del traffico, dei divieti e degli accessi, e - più in generale - del conciliare attività produttive e commerciali private con l'interesse più complessivo della comunità cittadina, sia questione vecchissima. E non possa essere trattata a colpi di ultimatum, né di ditkat. Come avevano già intuito i 'mercatanti" pavesi, ci vuole la pazienza del confronto che arriva dove né l'arroganza del potere, né il tintinnio dei dobloni, riescono a giungere.
Però, ancor più rilevante dei modi e dei contenuti espressi dall'Ascom del cavalier Poli, è il silenzio che - con pochissime eccezioni - ha accolto la sua minacciosa presa di posizione.
Albergati in ritardo
Certo è importante che il sindaco Albergati, a due mesi dalla conclusione di ben due legislature trascorse al Mezzabarba, indichi come modello a cui, sul fronte della regolamentazione del traffico, s'ispirerà Pavia, quello di Ferrara. Una scelta ottima. Perfetta. Ma che forse andava fatta, e soprattutto andava portata a realizzazione, nel corso dei molti anni trascorsi e in gran parte sprecati, sul fronte del governo del traffico in città.
Ma, a parte questo, la presa di posizione di Poli non meritava che il sindaco vi si soffermasse esplicitamente? Che ne chiosasse i toni magari rimandandola al mittente? E le forze politiche della maggioranza? E gli assessori dei vari schieramenti presenti in giunta? E i responsabili di partito che in varie istanze - a cominciare dalla Fondazione bancaria - hanno a che fare con Poli: perché tacciono? Quali bavagli, quali autocensure, quali timori impediscono la loro replica?
E il consiglio comunale, e le forze di opposizione, sono proprio certi che sia giusto tacere? Nell'azzardo di poter portare a casa qualche voto in più, da mietere nel benemerito fronte dei commercianti, davvero si può consentire un'entrata di questo tipo, a gamba tesa, nel dibattito su scelte fondamentali per la città?
Credo siano domande legittime e che avrebbero diritto a qualche risposta. Detto questo, continuo a ritenere che, su piazza Botta, la giunta abbia sbagliato. Sono infatti convinto che gli obiettivi da perseguire - in tempi accelerati, reali, perché ne va della vivibilità e della competitività della città - siano assolutamente la pedonalizzazione e la severa regolamentazione del traffico.
Senza dimenticare la riorganizzazione della distribuzione e il rifornimento delle merci che, rispetto al modello di Ferrara o di altre città, qui avviene ancora con metodi paleolitici.
Ma senza un progetto complessivo e scelte coerenti e concretamente operative che affrontino la questione tutta, non a spizzichi e bocconi, non si va da nessuna parte. Si mettono solo spicchi di città contro altri spicchi. E non si affronta il tema centrale che giustamente, all'incontro di venerdi sulla mobilità sostenibile, ha sottolineato Andrea Zatti: «Più controlli, estensione dell'area tarifatta verso l'esterno, coinvolgimento delle categorie esenti». Dove, quest'ultimo punto, significa non dar per scontato, per i residenti in centro, il diritto gratuito di sosta su spazio pubblico. Questione che non piacerà a molti, soprattutto in tempi di elezione. E neppure sarà di gradimento per i cittadini del centro, abituati a parcheggiare gratis sin sulla soglia delle basiliche e chiese (San Teodoro, San Francesco, altri esempi ancora?). Con provvedimenti come quello di piazza Botta, non si fa comprendere ai cittadini come nessuno abbia il diritto di disporre in esclusiva, abitando o lavorando in centro, o per chissà quale altra variabile, di quegli spazi che sono si pubblici, ma per tutti.
Dateci i parcheggi
Spazi che dunque vanno sottratti progressivamente e nella più vasta misura possibile - se si vuole ristabilire l'usabilità della città e la sua competitività commerciale, turistica, culturale - al ruolo servile di parcheggio 'privato" per le auto, di chicchessia, residente o extra-residente che sia. Concedendo solo poche, meditate, indispensabili eccezioni.
Ma per far trionfare in concreto questo principio (ben difficile da far accettare per tuttio coloro che ritengono ci siano auto buone, le proprie, e auto cattive, quelle degli altri, che giungono da fuori) occorrono i parcheggi. Tanti, capienti, a ridosso del centro. E a tariffe concorrenziali. Capaci dunque di riempirsi di tutto quanto viene sottratto alle vie e alle piazze storiche della città. Ogni altra scelta che non si misuri prioritariamente su questo nodo è velleitaria, demagogica, fuorviante. Incomprensibile. Come la scelta che, mi spiace dirlo, si è fatta su piazza Botta.