I sindaci: «Non ce la facciamo»
ROMA. Non dà tregua la tempesta di neve che da quattro giorni flagella l'Appennino centro meridionale. Ma l'emergenza, mentre i bollettini meteo avvisano che l'ondata di gelo durerà almeno fino ad oggi, non riguarda più soltanto l'autostrada Salerno Reggio Calabria, riaperta al traffico in direzione sud e ancora parzialmente bloccata in corsia nord. Decine di frazioni del potentino sono isolate dalla bufera. In alcuni abitati è saltata l'energia elettrica, il cibo scarseggia, i rifornimenti non possono arrivare e i sindaci hanno chiesto l'intervento della protezione civile.
«La situazione è drammatica. Da soli non possiamo farcela». L'appello delle comunità colpite dall'eccezionale ondata di maltempo è stata subito raccolta dal capo del Dipartimento della protezione civile, Guido Bertolaso, che ieri sera ha convocato a via Ulpiano un comitato operativo incaricato di seguire l'evolversi della situazione e di coordinare i necessari interventi di soccorso. Il lavoro della speciale unità di crisi, ha precisato una nota del Dipartimento, non ha nulla a che vedere con i problemi che si sono verificati in questi giorni lungo le corsie della A3. Si occuperà invece delle migliaia di persone che abitano le zone rurali al confine fra Campania e Basilicata, molte delle quali irraggiungibili ormai da quattro giorni.
In comuni come Lauria e Nemoli, nel potentino, le strade sono bloccate da alberi caduti sotto il peso della coltre bianca. Ieri sera, per raggiungere alcune famiglie e consegnare farmaci di vitale importanza, sono entrati in azione i vigili del fuoco con un gatto delle nevi. Ma i mezzi a disposizione delle amministrazioni locali non bastano a far fronte a tutte le richieste di aiuto e alla gravità della situazione venutasi a crearsi.
Sulla Salerno Reggio Calabria, intanto, i fiocchi hanno continuato a cadere copiosi per tutta la giornata di ieri vanificando il lavoro compiuto dalla squadre di soccorso e dai militari dell'Esercito, impegnati da giorni nel tentativo di ripristinare la viabilità. Alcune centinaia di automobilisti restano bloccati nei centri accoglienza allestiti nei paesi che fiancheggiano l'autostrada, nelle scuole e negli alberghi requisiti dai sindaci. Ma la situazione, ieri, si è fatta difficile anche sul raccordo Avellino Salerno e su molte delle arterie locali. E mentre la colonnina di mercurio continua scendere le polemiche non si placano.
Nel mirino delle opposizioni, insoddisfatte dalle scuse presentate agli italiani dal vicepremier Marco Follini, ci sono i vertici dell'Anas e il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi. «Le uniche scuse accettabili sono le dimissioni del ministro», ha ripetuto ieri il verde Pecoraro Scanio mentre l'Ulivo ha preannunciato, per lunedi, la presentazione di una mozione di sfiducia. Berlusconi respinge le accuse: «Il governo non ha alcuna responsabilità». E Lunardi, che martedi dovrebbe riferire di persona al Parlamento, ha ribadito di non avere niente da rimproverarsi.
«Ho fatto esattamente il mio dovere che non è quello di soccorre gente o dirigere il traffico, ma quello di dare direttive ad enti come l'Anas - ha detto Lunardi - e non c'è nessun motivo perchè il Governo chieda scusa. Non c'è perchè non ci sono sttai danni a cose o a persone», ha aggiunto il ministro, rimangiandosi le scuse ufficiali di Follini ma precisando che il consiglio dei ministri prenderà «come sempre» in considerazione l'eventualità di risarcire le aree colpite da calamità naturali.
Analoga la posizione dell'amministratore delegato dell'Anas, Vincenzo Pozzi, che ieri pomeriggio ha compiuto un sopralluogo nel tratto della A3 rimasto paralizzato e in parte riaperto. «L'Anas ha fatto tutto quanto era di propria competenza», ha detto Pozzi ripetendo che la colpa del maxi blocco è stata «degli autotrasportatori e degli automobilisti che non hanno ottemperato all'obbligo di catene a bordo». Circostanze sulle quali farà chiarezza la procura di Cosenza che ha aperto un' inchiesta.