Grande musica a Stradella
STRADELLA. L'orchestra Milano Classica torna stasera al Centro Culturale per inaugurare la stagione dei concerti. Diretta da Francesco Borali presenta un programma che annuncia pagine di C. Ph. E. Bach (Concerto in mi bem. magg. per oboe e archi Wq. 165), Beethoven (12 deutsche Tänze per due violini e violoncello), Penderecki (Capriccio per oboe e undici archi), Wolf-Ferrari (Serenade per archi). Solista all'oboe sarà Omar Zoboli, uno degli strumentisti a fiato italiani più conosciuti e stimati, prima parte presso l'Orchestra da Camera di Basilea e docente presso l'Accademia di Musica di Basilea.
Si muove su più fronti il programma del concerto che vede, contestualmente, la presentazione di pagine particolarmente adatte all'organico da camera, tratte da alcuni fra i suoi 'territori d'elezione": dallo stile galante di Carl Philipp Emanuel Bach, secondogenito di Johann Sebastian, al primo Classicismo beethoveniano, al Post- romanticismo di Wolf-Ferrari, fino al mondo contemporaneo di Penderecki. Partiamo da Carl Philipp, di cui Milano Classica quest'anno proporrà differenti lavori tra i quali spicca questo Concerto in mi bemolle maggiore per oboe e archi Wq. 165 risalente al 1765, e probabilmente dedicato a uno dei due oboisti di corte, Joachim Wilhelm Döbbert e Johan Christian Jacobi, ottimi musicisti. Si tratta quindi di un lavoro che risale all'ultimo periodo trascorso da Carl Philipp alle dipendenze di Federico il Grande, poco prima del trasferimento ad Amburgo in qualità di Kantor, chiamato a succedere a Georg Philipp Telemann. Ed è una prova tangibile della particolare sensibilità musicale del compositore 'emersa in parallelo con la provocazione del nuovo spirito letterario dello Sturm und Drang".
Appartengono alla lunga serie di lavori giovanili, composti dal maestro di Bonn negli anni del soggiorno viennese, le Dodici danze tedesche con cui Milano Classica inaugura una sorta di integrale delle pagine meno note di Ludwig van Beethoven. In questo caso, come in quello dei coevi Minuetti e degli immediatamente successivi Ländler, l'ascoltatore è posto al confronto con 'opere socievoli", attraverso le quali l'autore intende farsi conoscere al pubblico dell'adottiva capitale austriaca, sua patria d'elezione, in cui ancora nel 1795, anno di composizione delle pagine in oggetto, impera il nome di Haydn. Esponente di spicco della contemporanea scuola compositiva polacca è Krzysztof Penderecki di cui Milano Classica propone uno tra i celebri lavori per archi, Capriccio e oboe e undici archi.. All'interesse per la scrittura vocale che porterà l'autore alla stesura della Passio, pagina che ne ha decretato la notorietà a livello internazionale, Penderecki unisce infatti la cura per la sperimentazione sonora, per la ricerca sul materiale, dalla cui trasformazione trarre infinite possibilità espressive. Ricerca che culmina, proprio alla metà degli anni Sessanta - non a caso il Capriccio risale al 1965 - nella composizione di numerose pagine in cui il compositore applica agli archi, come alle percussioni, nuove tecniche di emissione sonora, prescindendo quasi completamente dal loro uso tradizionale. Conclude il programma la Serenata per archi di Ermanno Wolf-Ferrari. Anche in questo caso, come in quello delle Danze di Beethoven, opera giovanile, composta dal maestro veneziano nel periodo del soggiorno di studio (dal 1892 al 1895) a Monaco, allievo di Rheinberger per il contrappunto e di Abel per la direzione d'orchestra. Composizione, la Serenata, che risente dell'ideale riferimento al modello mozartiano pur rivissuto alla luce delle istanze compositive novecentesche.