«Mai più una sofferenza cosi diventi realtà»

VARSAVIA. Il fischio straziante di un treno e una fitta nevicata come in quel giorno del 27 gennaio del 1945 hanno accolto oggi i reduci e i grandi della terra che sono convenuti nel gelo del lager di Auschwitz per ricordare ancora una volta, 60 anni dopo, l'orrore dell'olocausto. E rendere omaggio ai milioni di morti che il nazismo ha lasciato sul terreno dei campi di sterminio di mezza Europa.
«Come ultimi ancora in vita tra i superstiti di Auschwitz abbiamo il diritto, anzi il dovere, di avvertirvi e di chiedervi che la sofferenza dei nostri fratelli non diventi mai più realtà», ha affermato Simone Veil, 78 anni, ex prigioniera di Auschwitz con il numero 78651, ex presidente del Parlamento europeo, nel corso della solenne cerimonia. La celebrazione svoltasi sotto la neve, a circa 10 gradi sotto zero, a ridosso di ciò che resta dei quattro forni crematori del campo di Auschwitz-Birkenau, alla presenza di circa 5 mila superstiti e delle autorità di 46 paesi (per l'Italia c'era il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi) è iniziata nel primo pomeriggio di ieri con il simbolico fischio di locomotiva ed il rumore di una frenata in memoria di quei lunghi treni merci che, piombati, portarono per anni ad Auschwitz fra il 1940 ed il 1944 oltre 1,3 milioni di persone destinate alla morte, provenienti dai più diversi paesi d'Europa. «La mente umana non è in grado di comprendere l'orrore che regnava fra questi fili spinati», ha sottolineato il presidente d'Israele Moshe Katzav, ringraziando l'Armata rossa e le altre forze alleate per la liberazione del campo». «In questo luogo va detto chiaramente che ogni tentativo di riscrivere la storia e di mettere nella stessa fila i boia e le loro vittime è amorale», ha sottolineato il presidente russo Vladimir Putin rivendicando inoltre il ruolo dell'Urss nel liberare il Vecchio continente da Hitler, a costo di 27 milioni di sovietici caduti. E oltre a Putin tra le personalità che si sono raccolte ad Auschwitz - grande assente il presidente americano George W. Bush - hanno partecipato alle celebrazioni Jacques Chirac e la Regina d'Olanda, Elie Wiesel e Viktor Yushenko, Moshe Katzav, Dick Cheney e Jack Straw e molti altri.
Le leggi razziali volute dal fascismo in Italia sono state una «vergogna assoluta»: tutto l'Occidente ha il «dovere della memoria», il dovere di non dimenticare la «tragedia incredibile», che si è compiuta tramite i campi di concentramento nazisti. Bisogna quindi, per Silvio Berlusconi, «deplorare e condannare» senza esitazioni ogni manifestazione di antisemitismo, perchè il rischio non si è estinto del tutto.
Profondamente «toccato» dalla visita ad Auschwitz in occasione del 60/o anniversario della liberazione del campo di sterminio nazista da parte dell'Armata rossa sovietica, il presidente del Consiglio ha lasciato il luogo simbolo della memoria collettiva chiudendo, con due sole secche parole («vergogna, una vergogna assoluta»), ogni polemica sulle leggi razziali in Italia.
Ma alla memoria della Shoa anche il presidente Ciampi ha voluto dedicare il suo pensiero. Il fascismo tradi gli ideali del Risorgimento e l'idea stessa della nazione italiana. Carlo Azeglio Ciampi non aveva mai parlato in pubblico con tanta chiarezza della sua profonda convinzione che la dittatura mussoliniana ha segnato una frattura ventennale della lunga storia unitaria dell'Italia, una lunga notte in cui gli ideali risorgimentali di democrazia e di unità del popolo italiano sono stati negati.
Al Vittoriano, dove ha celebrato senza giri di parole la Giornata della Memoria, quando ha definito le leggi razziali fasciste del 1938 «il più grave tradimento» di quegli anni, il capo dello Stato ha ripetuto una condanna espressa altre volte, quando ha accennato a questa e ad altre inescusabili responsabilità storiche della Casa Savoia. Ieri invece si è avuta l'impressione che abbia inteso bollare con la più ferma esecrazione gli sporadici ma persistenti tentativi di attenuare la condanna del fascismo.
Nè poteva mancare la vibrante condanna del pontefice il quale ha detto che nessuno può «passare oltre» davanti alla Shoah, «un crimine che macchia per sempre la storia dell'umanità», una manifestazione del «mistero del male», che non può essere negata o dimenticata e dalla quale si deve imparare a non cedere di fronte a ideologie razziste e al terrorismo, specialmente a quello che cerca giustificazione nella fede. E' ricco di ricordi e riferimenti personali l'accorato messaggio del Papa per i 60 anni della liberazione dei prigionieri di Auschwitz, nel quale, pur con parole forti sull'orrore dell'Olocausto, egli evoca anche i lampi di bene che pure ci furono anche in quel luogo ed esorta l'umanità a fare tesoro perchè non ci siano mai più Auschwitz.