Bush: «Abbiate coraggio»

NEW YORK. Le elezioni di domenica prossima in Iraq si terranno come previsto. Neppure i trentun marines morti ieri in un incidente d'elicottero (forse un atto di terrorismo) hanno fatto cambiare idea a George W. Bush. Neppure le intimidazioni della resistenza irachena che minaccia di uccidere quelli che andranno a votare fanno fare dietrofront alla Casa Bianca. Fra tre giorni l'Iraq va a votare.
E questo appuntamento è cosi importante per Bush che di far slittare la data non ci pensa affatto. «Il fatto che si voti è già un successo», ha detto ieri il presidente Usa nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca convocata di gran fretta ieri mattina stessa. «Partecipando a questo grande momento della storia irachena milioni di elettori mostreranno il loro coraggio».
E ribadendo che domenica si vota in Iraq Bush ha respinto le accuse che di avere perduto il sostegno della maggioranza degli americani e di avere mentito sulle ragioni per fare guerra in Iraq. «Le notizie di oggi sono alquanto scoraggianti per il popolo americano», ha ammesso il capo della Casa Bianca, «ma l'obiettivo a lungo termine è di importanza vitale. E cioè la diffusione della libertà. In caso contrario il Medio Oriente continuerà a essere una fucina di risentimento e odio, e terreno fertile per reclutare coloro che hanno una visione del mondo esattamente opposta alla nostra».
Bush ha proseguito proiettando la situazione nel futuro e parlando di quello che sarebbe il Medio Oriente fra cinquant'anni se nulla fosse fatto ora. «Dobbiamo pensare ai nostri figli», ha aggiunto il presidente senza entrare nello specifico su che cosa intenda fare in Iran e forse in altre marti della regione mediorientale come il Libano e la Siria. Il Pentagono nega che ci siano piani per esercitare pressioni militari sul governo di Teheran, ma un lungo articolo assai ben documentato sul settimanale New Yorker sostiene invece che i neo-conservori vicini alla Casa Bianca premono in questa direzione. Bush sostiene invece che si metterà in moto la diplomazia e conta sull'esperienza e abilità di Condoleezza Rice, la sua ex consigliere per la sicurezza nazionale che ieri il Senato ha confermato a segretario di stato.
Le elezioni di domenica avverranno in un clima di enorme incertezza. In molti dei diciassette distretti dove si vota, i rischi per i potenziali elettori sono altissimi e ieri il New York Times in prima pagina riferiva della martellante campagna di intimidazione in corsa in Iraq. «Se voterete vi seguiremo quando vi allontanate dalle urne e uccideremo voi e i vostri figli», si legge su un volantino distribuito in alcuni quartieri di Baghdad. Perfino fra gli iracheni che vivono all'estero il numero di coloro che si sono pre-registrati per andare a votare è molto più basso delle aspettative. In quattordici Paesi dove esiste una comunità irachena complessivamente sono andati a registrarsi solamente 255 mila esuli. Ma Bush, anche davanti a questi numeri, non manifesta dubbi. Si dice convinto che la guerra, l'occupazione e le elezioni siano la sola strada possibile. E ha confermato ieri che non c'è una data per il ritiro delle truppe Usa. «Rimarranno fino a quando sarà necessario».