Formigoni cede: non ci sarà una mia lista
ROMA. Formigoni getta la spugna. Stremato da un estenuante braccio di ferro non solo con la Lega ma anche con il vertice milanese di Forza Italia e con lo stesso premier, il governatore della Lombardia rinuncia a presentare una lista con il proprio nome. «Intorno al mio progetto si è scatenato un balletto non edificante. Ho visto reazioni francamente deludenti. Ho visto la paura di mettere a repentaglio poteri di interdizione che qualcuno si illude di possedere ancora.»
«A questo punto» sbotta il governatore «dico basta e confermo unicamente la mia candidatura come presidente della Regione Lombardia per la Casa delle libertà. Trattino i partiti per liste e listini». L'annuncio che chiude le polemiche arriva nel pomeriggio dopo che in mattinata Umberto Bossi aveva assicurato che la Lega non avrebbe corso da sola alle elezioni. A quel punto, Formigoni può siglare l'armistizio e convoca i giornalisti per spiegare che il progetto di allargare i confini della Cdl resta comunque valido.
Visibilmente irritato, il governatore fa sapere a Bossi che il suo progetto potrà essere ripreso nella prossima legislatura e nega di voler rifare la Dc. «Quello che è certo è che non potevo accettare ricatti» precisa Formigoni, che non si rassegna all'idea di aver perso la battaglia e assicura che ci sarà un secondo tempo.
Nella maggioranza, insomma, la temperatura resta alta. In mattinata ad aprire le danze è l'intervento di Bossi a Radio Padania. II leader della Lega deve convincere i suoi che non è il momento per tentare corse solitarie e spiega perché è stato costretto ad «entrare a gamba tesa» su Formigoni: «Se andassimo da soli alle elezioni vorrebbe dire che ci tagliamo le palle. Formigoni ci sta provocando nella speranza di realizzare il suo progetto che è quello di far rinascere la Dc. Dobbiamo stare attenti ed essere intelligenti. Non bisogna agire d'istinto e basta».
A tenere alto lo scontro tra i poli ieri ci ha pensato soprattutto Berlusconi, che in serata ha cenato con l'ex presidente della Confindustria, Antonio D'Amato, per convincerlo ad accettare la candidatura alla presidenza della Regione Campania, e in giornata ha inviato al convegno liberal di Forza Italia una nota piena di espressioni ingiuriose nei confronti dell'opposizione, che non ha un nome: «Potrebbero chiamarsi ‘nn'».
Il premier, ha annunciato che la modifica delle legge elettorale si farà solo «nella prossima legislatura». In questa solo aggiustamenti come quello della scheda unica. Berlusconi si è detto convinto di «rappresentare il bene» ed ha accusato la sinistra di essere «contro la Nazione e contro la bandiera». La replica di Fassino è immediata: «Vorrei ricordare al presidente del Consiglio che il 2005 è l'anniversario della liberazione dal fascismo, che la sinistra ha dato un contributo decisivo a riscattare l'onore della Nazione e della bandiera, restituendo a questo paese libertà e democrazia». (g. r.)