Onida: troppi conflitti tra politici e magistrati
ROMA.Se c'è una «spia» della «tensione endemica tra politica e magistratura» questa è la Corte Costituzionale. O meglio, è «la crescita impetuosa» dei conflitti tra poteri dello Stato davanti alla Consulta (94 negli ultimi nove anni, di cui i tre quarti riguardano l'insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari) a manifestare «un malessere di fondo».
Il presidente della Consulta, Valerio Onida tra dieci giorni Onida lascerà la Corte per scadenza del suo mandato di nove anni. Non per questo rinuncia alla consueta conferenza stampa di inizio d'anno.
Lo scudo dell'immunità parlamentare - afferma Onida - negli ultimi anni è diventato un clichè: i politici esternano attaccando i magistrati, i magistrati querelano o chiedono il risarcimento danni, i parlamentari eccepiscono l'immunità che le Camere puntualmente accordano. Risultato: l'autorità giudiziaria solleva conflitto davanti alla Corte Costituzionale.
Nell'ottica della divisione dei poteri, Onida ritiene che il giornalismo svolga una funzione assimilabile a quella delle istituzioni di garanzia. La Corte Costituzionale è «istituzione di garanzia per eccellenza», e il «rispetto della sua piena indipendenza» significa «netta separazione e distinzione» rispetto agli organi politici. L'equilibrio tra poteri - torna a ripetere Onida - non va alterato per timore di un ipotetico 'governo dei giudici".
Sul merito delle riforme in discussione in Parlamento, il presidente della Consulta non vuole pronunciarsi. Solo su un punto Onida si sbilancia: sulla modifica alla composizione della Corte contenuta nella riforma costituzionale in discussione in Parlamento: è un'idea «pericolosa e sbagliata».