«Sono soldi spesi male Il futuro è su Internet»

ROMA. Il governo avrebbe potuto spendere meglio i 220 milioni di euro investiti per incentivare l'acquisto dei decoder del digitale terrestre. E' l'opinione di Maurizio Décina, professore al Politecnico di Milano, guru delle telecomunicazioni italiane. «Senza calcio e incentivi il digitale terrestre sarebbe stato un flop»: questa l'opinione del professore.
Lo studioso è inoltre convinto che il futuro delle telecomunicazioni, a cominciare da interattività e e-government, passi tutto per Internet.
La sperimentazione è conclusa. Entro il 2006 dovrebbe scomparire l'analogico. Fonti ufficiali del governo parlano di una crescita esponenziale di adesione al digitale terrestre. Quali sono le reali aspettative e quali i numeri reali?
«Partiamo da oggi. Il mercato ci mostra 3.300.000 abbonati Sky impegnati per una spesa di circa 30 euro al mese. Accanto a questi abbiamo 500 mila clienti via Adsl, 200 mila consumatori di Sky attraverso Fastweb e 300 mila abbonati a Rosso Alice di Telecom Italia e acquirenti di contenuti on demand. Anche questo mezzo milione di persone spende circa 30 euro al mese. Le prospettive di crescita in questo segmento sono alte perché gli abbonati telefonici alla banda larga sono già 4 milioni. Basta un'offerta killer sul mercato per farli crescere in termini esponenziali. I decoder acquistati grazie al contributo pubblico dagli italiani sono 900 mila, compresi circa 300 mila di Fastweb. Possiamo calcolare qualcosa di più di 600 mila decoder attaccati ai televisori. Non al telefono perché l'interattività non è stata incentivata ma sono state promosse le carte prepagate».
E' recuperabile lo scarto entro il 2006?
«Direi di no. Alla fine del 2006 le proiezioni parlano di 7 milioni di case equipaggiate con l'Adsl e circa 2 milioni di televisori collegati. Uno per i pacchetti Sky distribuiti da Fastweb e uno per il video on demand. L'offerta Sky via satellite dovrebbe salire a 4 milioni di abbonati. E altrettanti 4 milioni dovrebbero essere i decoder digitali».
Che non sono l'80 per cento di copertura previsto dalla legge per la scomparsa dell'analogico...
«Attenzione, qui sono stati furbi. La legge non parla di 80 per cento di utenti ma 80 per cento di copertura del segnale sul territorio».
Allora perché tanta fretta?
«Qualche maligno potrebbe pensare che si punta ad ampliare il mercato delle prepagate. Ma per ora ci sono problemi, non tutti i decoder le leggono bene. In Inghilterra hanno capito che il processo è lungo e non cosi urgente e hanno previsto lo switch off al 2012».
Il digitale terrestre è stato presentato come la carta vincente per l'e-government. Non potrebbe essere questo a giustificare l'urgenza?
«Non scherziamo, questa è the sting (qua il professore si arrabbia e cita La Stangata, celebre film degli anni ‘70 n.d.r.). L'interattività si fa solo con Internet, dove peraltro ormai passa tutto, dai servizi all'entertainment. E da dove può passare anche la tv digitale. L'urgenza? Potrebbe nascere dal terrore indotto da share sempre più basso per le fasce giovanili. In parole povere, la televisione si vede poco e frutta sempre meno a chi ha investito solo in televisione». (l.v.)