Più Mantova, Pavia rimandato


PAVIA. Respinti all'esame. Si devono essere sentiti cosi, i giocatori azzurri, mentre uscivano mogi dal prato del Fortunati domenica sul far della sera. Comunque tra gli applausi, seppur sporadici, di un pubblico record: sfiorato il tetto delle 5mila presenze. Il Mantova ha procurato la prima sconfitta interna della stagione al Pavia, primato e possibile titolo d'inverno sono sfumati insieme, mentre ha preso forma il terzo posto in classifica a braccetto con il Grosseto. Peccato. Niente processi, però. Il campionato è solo a metà del cammino e Cremonese e lo stesso Mantova non hanno fin qui dimostrato un coefficiente di affidabilità tale da far disperare la concorrenza.
Quanto al Pavia, che domenica contro l'Acireale aprirà il girone di ritorno con tre punti di ritardo dalla Cremonese capolista, è arrivato a un importante bivio nel suo cammino. Riflettiamo insieme. Ci fosse scappato il golletto nelle tre grandi occasioni avute contro il Mantova - in apertura la punizione di Sciaccaluga e il tiro di un soffio a lato di Gorini, nella ripresa il clamoroso stop mancato dal capitano a tu per tu con Bellodi - forse saremmo qui a commentare un pareggio. Sarebbe cambiato il risultato, non la sostanza però. Il Pavia che ha macinato 35 punti nel girone di andata ha dato tutto, ma proprio tutto quello che la rosa poteva esprimere. Il trasferimento di Macellari alla Triestina e le assenze di routine dovute a infortuni e squalifiche hanno costretto ai salti mortali per restare in linea di galleggiamento. Che il meccanismo fosse entrato in sofferenza lo si era già visto con il Lumezzane all'Epifania. Difficoltà fisiologiche, dovute sia ai normali cali che una squadra incontra durante una stagione, sia al dato più oggettivo delle risorse in possesso.
In questo l'arrivo di Alessandro Gambadori è un'iniezione di energia vitale. L'inserimento dell'ex Livorno, inoltre, potrebbe preludere alla virata tattica del centrocampo «a tre» che garantirebbe maggior solidità intorno a Sciaccaluga. Un'opzione in più che allungherà l'autonomia della squadra in un girone di ritorno che si annuncia lunghissimo e dove l'obiettivo dei play off non è affatto scontato. A parte la particolare emergenza-difesa cui si andrà incontro domenica - le assenze di Bandirali e Todeschini per squalifica, quelle probabili di Gorini e Preite per infortunio - l'altro reparto che avrebbe bisogno di un sostegno è l'attacco, dove mancano le alternative a Ciullo e Zizzari. Soprattutto a partita in corso. Via Alzaia è comunque al lavoro. Le impressioni ricevute dalla partita persa contro il Mantova avranno un peso. Il Pavia ha difettato soprattutto in lucidità. Regalando per un tempo un Todeschini pronto a entrare in azione in ampie praterie sulla corsia destra (Caridi è un fenomeno con la palla, senza è un «buco» clamoroso) e invece messo in moto forse una volta sola. Al contempo Di Carlo aveva preparato la partita contro Cardamone e Sciaccaluga, imbozzolati dal triangolo Mezzanotti-Spinale-Volpe. Nei primi 45' in una sola circostanza Cardamone è andato a cercare ossigeno sulla fascia opposta. Per il resto gli azzurri sono andati scolasticamente a cozzare contro le maniere forti del Mantova. Senza poi potersi opporre alla stilettata della combinazione Poggi-Caridi, in pratica in situazione di contropiede. Emblematico che Todeschini nemmeno ci fosse in quella situazione. Per noi anche per colpa di scelte dei centrocampisti che lo avevano reso un corpo estraneo non mettendolo mai nelle condizioni di giocare. Questo però è già il passato. Il Pavia comunque c'è e alla scrivania stanno lavorando per allungarne il miracolo. Conta soprattutto questo.

Stefano Pallaroni