Vertice sul palazzetto di via Acerbi

PAVIA. La parola d'ordine è «risolvere il problema». Oggetto dell'interesse di tutti è il progetto di costruzione dell'impianto sportivo di via Acerbi. E' fissato per oggi alle 12.30 in Comune l'incontro tra l'assessore ai Lavori pubblici Giuliano Ruffinazzi e 'Pavia Sport Spa", società che si era aggiudicata la gara per la costruzione dell'impianto sportivo, incontro al quale parteciperà anche Gabriele Roveda, presidente del quartiere Nord, interessato alla realizzazione dell'opera. L'obiettivo è trovare un compromesso e far ripartire la faraginosa macchina del progetto.
«E' un incontro interlocutorio, cerchiamo di risolvere i problemi sul tappeto - spiega Ruffinazzi - Mi riferisco al materiale inquinante che ha ostacolato l'oggetto della costruzione, ossia i residui di fonderia interrati. Verificheremo lo stato della situazione: le indagini portate a termine hanno evidenziato come il problema non sia cosi grande come si pensasse». «Il nostro compito è quello di perorare le soluzioni tecniche per continuare nell'intervento - prosegue l'assessore - Ossia da una parte far si che la società confermi la volontà di proseguire nei lavori e che quindi abbia un ritorno economico idoneo, e dall'altra che il Comune tenga fede agli obiettivi che è si è posto e non usi male i soldi che la comunità destina a questo tipo di intervento». Il progetto prevede un cofinanziamento di circa sei milioni di euro, dei quali due stanziati dal Comune e i restanti dal privato. Dovrebbe portare alla costruzione di una piscina coperta, tre palestre, nonchè un palazzetto per pallacanestro e pallavolo.
«Partecipiamo alla riunione per seguire lo svolgersi della vicenda, per sapere cosa pretende la ditta incaricata dei lavori, e quindi se si procederà o meno con questo appalto - sottolinea Roveda - Il quartiere è propenso a dare seguito al progetto, ma non crede di certo che si debbano regalare soldi».
La vicenda dell'impianto di via Acerbi è complessa frutto di tensioni. Il 'caso rifiuti" è venuto alla luce il 1º settembre 2004, quando la società di Vittorio Pacchiarotti aveva iniziato i sondaggi nel terreno individuato come futura sede dell'impianto sportivo. I sondaggi avevano rivelato la presenza di «scorie di materiali di risulta», come aveva sottolineato la stessa ditta in una raccomandata inviata in Comune. Le scorie, sempre secondo quanto aveva individuato 'Pavia Sport Spa" durante le prime operazioni, erano state ricoperte da uno strato di circa 50 centimetri di terreno coltivo, «cosi da non rendere visibile l'esatta consistenza del materiale».
Il Comune aveva individuato nella stessa società la responsabilità di verificare la consistenza dei terreni. Principio non condiviso da Pacchiarotti. «Lo stato del sottosuolo - aveva precisato la ditta - in assenza di indizi che permettessero di conoscere la situazione, non era stato rilevato e di conseguenza non evidenziato nella relazione geologica posta a base di gara, e soprattutto non considerato ai fini del computo metrico posto a base di gara». E ancora: «Non è ipotizzabile che l'eventuale opera di risanamento sia a carico di questa società costituendo il fatto 'sorpresa geologica" e pertanto vizio occulto».
In pratica tutto ciò si è tradotto nell'intenzione di non sostenere i costi dello smaltimento dei rifiuti: in un primo momento la società aveva previsto trattarsi di circa 80 mila metri di terra 'contaminata".
A ciò si aggiungeva anche una fattura contestata di 275 mila euro. «L'amministrazione è impossibilitata a liquidare tale fattura, ciò potrà avvenire solo dopo gli adempimenti previsti», aveva comunicato il dirigente responsabile del progetto. Per adempimenti era da intendersi «il collaudo esterno delle opere di demolizione, la bonifica di tutta l'area e la realizzazione del parcheggio di via Suardi».