Il Vangelo e il Codice da Vinci
Nella liturgia della Parola di questa domenica si sente ancora l'eco della celebrazione del Battesimo di Gesù. Infatti la testimonianza di Giovanni, che presenta Gesù come l'Agnello di Dio, avviene nella cornice del battesimo, anche se esso non viene esplicitamente menzionato nel quarto Vangelo. Si suppone che sia avvenuto in precedenza e Giovanni ne fa memoria davanti a un pubblico imprecisato di ascoltatori.
Veniamo cosi a sapereche lo scopo stesso del battesimo di Giovanni era di poter «rivelare» Gesù. Emerge, in primo piano, la «conoscenza» di Gesù. La cosa che appare strana è questo uso del singolare: non dice che toglie «i peccati» del mondo. Eppure che nel mondo ci siano dei peccati è fuori discussione: le ingiustizie, le violenze e gli inganni. Ma san Giovanni usa il singolare: è l'agnello di Dio, che toglie «il peccato» del mondo, come se ci fosse nella storia degli uomini un unico grande peccato.
E quale è questopeccato? Nel Vangelo di Giovanni la risposta è abbastanza chiara: è l'incredulità, cioè il non credere nell'amore di Dio e di conseguenza non credere nell'amore fraterno. Il peccato viene da quella specie di dubbio profondo e radicale che ci portiamo dentro, che a volte ci pone in un atteggiamento di rassegnazione di fronte al male o all'egoismo. Per San Giovanni questo è il peccato e da questo vengono tutti gli altri; dalla mancanza di fiducia nell'amore sono giustificati tutti i nostri comportamenti di egoismo, di chiusura e di cattiveria.
Gesù trasmettequella vita che ha, quello Spirito che abita dentro di lui, proprio perché tutta la sua vita è trasformata in amore. Non è stata una vita ripiegata su di sé nella difesa di quello che possedeva, ma è stata «una vita per», una vita offerta, una vita donata. Ma perché il dono dello Spirito è cosi necessario? Che cosa produce lo Spirito? Abbiamo detto che fondamentalmente produce Gesù Cristo. Non basta una qualche trasformazione di miglioramento della vita dell'uomo, qui ci vuole una rivoluzione radicale e profonda, ci vuole una nascita nuova.
Ecco perché sarebbemeglio conoscere la Parola di Dio piuttosto che la lettura del Codice Da Vinci che segue la corrente esoterica. Dopo tutto, quanti lettori inesperti scorgeranno le inesattezze e le menzogne propalate come verità? In più, facendo false affermazioni, il libro di Brown infetta i lettori. Le interpretazioni revisioniste di Brown riguardo Leonardo da Vinci sono distorte. Egli sostiene di essersi per la prima volta imbattuto in visioni «mentre studiavo storia dell'arte a Siviglia», ma queste corrispondono punto per punto al materiale che nella Rivelazione dei Templari racconta della ricerca del Santo Graal.
L'analisi di Browndell'opera di Leonardo Da Vinci è ridicola. Presenta la Monna Lisa come un autoritratto androgino quando è ampiamente noto che ritrae una donna reale, Madonna Lisa, moglie di Francesco di Bartolomeo del Giocondo. Il nome non è certamente un derisorio anagramma delle due divinità egizie della fertilità Amon e L'Isa (in italiano per Isis). Chissà come mai si è lasciato sfuggire la teoria, propugnata dagli autori della Rivelazione dei Templari, che la Sindone di Torino sia un autoritratto fotografato di Leonardo!
Molte delleargomentazioni di Brown sono incentrate intorno all'Ultima Cena di da Vinci, un dipinto che l'autore considera un messaggio in codice che rivela la verità su Gesù e il Graal. Brown sottolinea la mancanza del calice centrale sulla tavola come prova che il Graal non è un recipiente materiale, ma la Maddalena che avrebbe dato una discendenza a Gesù. Ma il dipinto di Leonardo da Vinci mette in scena specificamente il momento in cui Gesù avverte: «Uno di voi mi tradirà».
Non c'è alcunanarrazione nel Vangelo di San Giovanni. In esso l'Eucaristia non viene mostrata e la persona seduta accanto a Gesù non è Maria Maddalena (come sostiene Brown), ma San Giovanni, ritratto come al solito come un giovane effeminato. Sebbene Leonardo da Vinci fosse spiritualmente problematico, è insostenibile l'affermazione di Brown secondo cui egli codificò i suoi dipinti con messaggi anti-cristiani.
Come è statocorrettamente osservato dallo storico e sociologo americano Philip Jenkins, il successo di questo prodotto è solo un'altra prova del fatto che l'anti-cattolicesimo è «l'ultimo pregiudizio accettabile». La mancanza di serietà di Brown si rivela nei giochi che fa con i nomi dei suoi personaggi: Robert Langdon, «professore alto di chiara fama» (distinto e virile); Sophie Nevue, «Nuova Eva della sapienza»; l'irascibile e taurino detective Bezu Fache, «collera di zebù».
Il servo che guidaverso di loro la polizia è Legaludec, «duce legale». Il curatore assassinato trae il cognome, Saunière, da un vero prete cattolico le cui buffonerie esoteriche diffusero l'interesse verso il segreto del Graal. Come scherzo nascosto, Brown inserisce perfino il suo editore (Faukman è Kaufman).