Tutti con Prodi, per battere Berlusconi


ROMA.Le differenze, e anche le diffidenze, non sono evaporate all'improvviso. La «Federazione rossa» non nascerà domani, ma le prove tecniche di unità della sinistra radicale, riunita nell'assemblea organizzata a Roma da Alberto Asor Rosa e «Il Manifesto», sono riuscite forse al di là delle speranze degli organizzatori.
Bertinotti e Diliberto, firme storiche dell'ultrasinistra come Rossana Rossanda, Pecoraro Scanio e i girotondi, la minoranza Ds di Mussi e Salvi, e perfino il no global Agnoletto su due cose si son detti tutti d'accordo: è necessario stare nella Gad, la Grande alleanza democratica guidata da Prodi, per battere Berlusconi. Anzi per rendere possibile quello che Asor Rosa ha invocato come «l'abbattimento per via elettorale della cricca affaristico-delinquenziale che ci governa, la cosiddetta 'banda Berlusconi". Ma tutti d'accordo anche nel cercare di rafforzare il ruolo della sinistra nell'alleanza e, ad esempio, nel respingere duramente le «condanne» di Rutelli della socialdemocrazia e dell'egualitarismo.
Certo, quando poi si passa a capire come e con quali strumenti realizzare l'unità, le posizioni ancora divergono, e Bertinotti e Diliberto tornano a guardarsi con sospetto. Ma una base di partenza ieri è stata posta: una «camera di consultazione permanente», suggerita da Asor Rosa e a cui tutti hanno dato il proprio consenso.
«Uno spazio» politico, come lo ha definito la Rossanda, a cui possano partecipare non solo i partiti, ma anche sindacati, associazioni e movimenti, e che serva a mettere a punto le scelte comuni della sinistra.
Insomma, se nella Gad i riformisti marciano verso la Federazione, anche se fra mille passi falsi e ritorni indietro, la sinistra radicale vuole provare a costituire l'altro polo dell'alleanza. Un'area che, è stato ripetuto ieri, vale elettoralmente il 12-13 per cento e potrebbe arrivare fino al 20, ma che oggi è frantumata e dispersa. Un'iniziativa comunque non in rotta di collisione con Ds e Margherita, tanto che sull'assemblea di ieri arriva anche la «benedizione» di Fassino che la giudica «un utile contributo» per mettere a punto «idee e progetti» per vincere le prossime elezioni.
Fabio Mussi bolla però come «inquietanti» le dichiarazioni di Rutelli di ieri. E del resto poco prima aveva avvertito lo stato maggiore Ds contro i rischi di trasformare il listone unitario dei riformisti in un partito unico: «Se cosi sarà - ha sottolineato il leader della minoranza interna alla Quercia - io e altri io e altri in quel partito riformista non ci saremo». In sostanza la minaccia di una nuova possibile scissione nei Ds.
«Se si vuole abolire l'egualitarismo bisogna abolire l'articolo 3 della nostra Costituzione - ha risposto invece Diliberto a Rutelli - mi sembra un po' forte per un democratico». Mentre per quanto riguarda la condanna della socialdemocrazia si è limitato a suggerire maligno: «Su questo non rispondo, chiedetelo ai Ds». Bertinotti si è invece limitato a citare Bobbio: «Senza l'egualitarimso non esiste la sinistra, senza di esso si diventa liberali, o di centro o di destra».
Le differenze restano però anche nella sinistra radicale. A premere sul pedale dell'unità, anche politica, è Diliberto, che del resto è uno degli ispiratori principali dell'iniziativa di ieri. Il segretario del Pdci non ha dubbi: «Auspico che nasca una lista che possa mettere insieme tutti coloro che non accettano una deriva moderata nel centrosinistra». Una seconda lista unitaria, dunque, da accostare a quella dell'Ulivo, ma non solo. Diliberto chiede anche una «unificazione politica», un «livello più alto di unità». E spedisce un messaggio diretto all'ex compagno di partito: «Dico a Bertinotti rimettiamoci insieme: daremo più forza alle nostre battaglie».
Parole che il segretario di Rifondazione accoglie freddamente. «Se ha una proposta da avanzare lo faccia direttamente - è la replica di Bertinotti - quando lo farà, risponderemo». E se non bastasse, specifica di essere interessato a «partecipare ad una sinistra larga», ma non a «rimettere insieme i cocci spezzati del passato».

Andrea Palombi