«La giustizia muore»: allarme dei giudici

ROMA. Le toghe nere in segno di lutto, la Costituzione sotto braccio. Si sono svolte in tutta Italia in un clima di fortissima tensione le cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario. A Palermo, dove il ministro della Giustizia Roberto Castelli è intervenuto per difendere i contenuti di una riforma «doverosa», i magistrati hanno scelto di dare vita a una contromanifestazione. Ma in quasi tutte le sedi di Corte d'appello sono state tantissime le toghe che hanno abbandonato le aule quando è toccato ai rappresentanti del ministero prendere la parola.
La protesta più forte è stata quella dei magistrati palermitani che ieri mattina hanno disertato la cerimonia ufficiale per radunarsi nei Giardini della Memoria, fuori dal palazzo di giustizia. Con loro centinaia di cittadini e di rappresentanti della società civile. «Vogliamo dire basta alla delegittimazione che, a certe latitudini, rischia di riaccendere l'arroganza e il potere mafioso. I prezzi si pagano nei cimiteri», ha detto il presidente della giunta distrettuale dell'Anm, Massimo Russo. Ad accogliere il Guardasigilli è rimasto il procuratore capo Pietro Grasso. Davanti alla platea Castelli ha difeso il disegno di riforma dell'ordinamento giudizario che il Capo dello Stato ha da poco respinto alla Camere per ragioni di incostituzionalità. Il ministro ha negato che la giustizia sia allo sfascio, ha respinto l'accusa di avere ridotto le risorse finanziarie e in conclusione ha ribadito l'invito al dialogo. «Per una volta proviamo a pensare positivo. Sono convinto che faremmo un grande servizio a noi stessi, ma soprattutto al paese», ha detto Castelli.
L'invito del Guardasigilli è stato però respinto al mittente dal procuratore capo. «Siamo pronti al dialogo ma non certamente con coloro che gridano al complotto ogni volta ci sia una sentenza non gradita, politici indagati, o un'eccezione rigettata», ha replicato Grasso polemizzando contro i ripetuti attacchi denigratori di cui i magistrati vengono fatti oggetto e ricordando quando forte e aggressiva sia tutt'ora la mafia.
Lo scontro col Guardasigilli, accusato di propagandare una finta apertura al dialogo, rimane acceso anche per i rappresentanti della magistratura associata. «È il ministro Castelli il responsabile di questo disastro», è stato il commento del presidente dell'Anm Edmondo Bruti Liberati che rivendica le decine di proposte avanzate.
Ma nessun procuratore generale, ieri mattina, è stato tenero nel rendere il quadro delle situazioni. A Roma, il Pg Salvatore Vecchione ha affermato che «il nostro stato di diritto è oggi vilipeso in una sua componente da insulti e da insinuazioni di parzialità che creano sfiducia». «Volgari offese e minacciose ritorsioni» che si levano persino dalle aule parlamentari e si ripetono anche all'indirizzo della Corte costituzionale, il giudice supremo delle leggi, ha detto il procuratore alle toghe che in aula sventolavano copia del titolo IV della Costituzione, quello che sancisce l'autonomia e l'indipendenza della magistratura.
A Torino é stato il Pg Giancarlo Caselli a ironizzare sulle parole di Castelli spiegando che presto si aggiungerà ai codici «un nuovo tipo di assoluzione dell'imputato, quella per insufficienza di fondi». A Milano, invece, il Pg Mario Blandini ha ribadito il proprio giudizio «fortemente negativo sul funzionamento della giustizia. «Non sono venuti meno i fenomeni di un esasperante formalismo burocratico, di una legificazione torrentizia, di un'insufficienza di mezzi materiali e personali necessari per un adeguato e tempestivo esercizio delle giurisdizione», ha detto Blandini aggiungendo che nel distretto di Milano, la città di Tangentopoli e di Mani pulite, è stato registrato un preoccupante aumento dei reati di corruzione, specie nel settore appalti.
Non meno tesa la cerimonia che a Genova dove il vicepresidente del Csm, Virginio Rognoni, ha ricordato alle forze politiche, in merito alla riforma respinta da Ciampi, che «la Costituzione non può essere aggirata».