Maremoto, dall'Italia 151 milioni di euro

ROMA. Il governo ha previsto uno stanziamento di 70 miloni di euro per le zone colpite dal maremoto. Lo ha annunciato ieri il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante una confernza stampa a Palazzo Chigi. A questi fondi, ha aggiunto il premier, si aggiungono 38 milioni di euro in crediti che lo Stato condonerà ai Paesi colpiti, e 43 milioni e 300mila euro dalla raccolta avvenuta con gli sms degli italiani.
«L'utilizzo dei fondi», ha precisato Berlusconi, «avrà una suddivisione chiara e precisa.
La Protezione Civile si occuperà delle risorse donate dagli italiani, mentre alla Farnesina toccherà, in collaborazione con la Protezione Civile, la gestione dei fondi del governo, ovvero 70 miloni di euro».
Alla conferenza stampa erano presenti anche il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, e il ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu, il quale ha fatto il punto sugli italiani che risultano ancora dispersi.
Sono 214 le persone che non hanno dato più notizie e che si trovavano nelle zone colpite dallo Tsunami. Non si sa più nulla di loro dal giorno di Santo Stefano: 175 in Thailandia, 15 in Sry Lanka e 24 in altri luoghi devastati dal maremoto.
E proprio su queste ultime 24 persone il ministro Pisanu ha precisato che potrebbero risultare irreperibili anche in un periodo antecedente al disastro: «Per sapere se sono ancora in vita stiamo concentrando le indagini in India, Malesia, Birmania, Indocina e Maldive».
L'elenco si è comunque assottigliato rispetto ai giorni scorsi (l'ultimo dato era fermo a 268) anche se il numero resta alto.
Il lavoro scrupoloso effettuato da Farnesina e Viminale ha infatti permesso di rintracciare molti che, dati per scomparsi all'ultimo mometo, erano in realtà vivi ma non avevano segnalato la loro condizione alle autorità.
Per quanto riguarda i riconoscimenti delle salme degli italiani che si trovano assieme ai cadaveri di centinaia di occidentali in Thailandia, il ministro Pisanu ha spiegato che sono stati inviati già 51 prelievi di Dna effettuati in Italia perché vengano confrontanti con i codici genetici della banca dati in Thailandia, e relativi ai test fatti sui cadaveri raccolti in quelle zone.
Per il momento, però, non c'è la possibilità di fare alcuna comparazione, perché le autorità thailandesi non hanno ancora fornito agli esperti italiani le mappe genetiche delle salme in attesa di avere un nome.
E solo quando arriveranno questi dati (il cui esame sarà affidato a laboratori cinesi) sarà possibile cominciare il lavoro di confronto con i profili genetici inviati dall'Italia e procedere cosi all'identificazione.
R.R.