Schmid: operazione Mediterraneo

PAVIA. «Ecco l'Operazione Euromediterraneo: sarà lanciata dal ministro Letizia Moratti nella Conferenza di Catania di martedi e mercoledi». Roberto Schmid alza il velo sul grandioso progetto al quale lavora da un anno: il debutto della Rete delle Università e dei centri di ricerca tra tutti i Paesi delle sponde sud e nord. Straordinarie le prospettive per l'Università e la Scuola Superiore Iuss di Pavia. Nodi della Rete saranno, infatti, Riduzione del rischio sismico in partnership con Ankara e Cooperazione allo Sviluppo con Betlemme. Una decina i Paesi coinvolti. Il rettore pavese è il coordinatore scientifico e, in particolare, lavora a una delle quattro Azioni: appunto la costruzione della Rete, che decollerà nel 2006.
A Catania ci saranno anche: Virginio Cantoni, direttore della Scuola Mediterranea di Scienza e Tecnologia dei Media; Gianni Vaggi, direttore del Master in Cooperazione allo Sviluppo Iuss; Gian Michele Calvi, direttore della Scuola di Riduzione del Rischio Sismico Iuss, e l'ex-diplomatico a Tunisi Adriano Gasperi.
Rettore Schmid, che cosa avverrà esattamente alla Conferenza di Catania?
«Sarà una riunione soprattutto tecnica, per verificare quanto è stato fatto nel corso del 2004 in relazione alle prime due Azioni decise da Catania 2003, cioè la realizzazione della Rete mediterranea di centri di alta formazione e ricerca e lo sviluppo del progetto di Università a distanza».
La terza e la quarta Azioni sono rimandate?
«No, verranno sviluppate con i loro tempi. Infatti, il sistema di mobilità di docenti, ricercatori e studenti nello Spazio Euromediterraneo, previsto dall'Azione 3, potrà nascere solo dopo la costituzione della Rete, mentre la realizzazione della biblioteca digitale, oggetto dell'Azione 4, presuppone la creazione della piattaforma tecnologica di comunicazione».
Quale il programma dei lavori a Catania?
«Ci saranno una prima parte tecnica, con gruppi di lavoro che metteranno a punto i progetti elaborati nel 2004, e una seconda parte, che vedrà la partecipazione del ministro Moratti, alla quale verrà riferito lo stato dell'arte e che fornirà indicazioni su come procedere. Alla Conferenza prenderà parte un centinaio di persone, che hanno lavorato alle varie iniziative, e rappresentanti tecnici dei vari governi dei Paesi dell'area euromediterranei».
Come ha preparato l'appuntamento?
«Ho seguito, durante tutto il 2004, il percorso dell'Azione 1, la realizzazione della Rete dei centri di alta formazione e ricerca. Mentre nella Conferenza del 2003 l'attenzione venne concentrata sul tema dell'alta formazione, quindi dell'organizzazione di corsi di master secondo il modello utilizzato da Pavia e da Tunisi nella Scuola Mediterranea in Scienza e Tecnologia dei Media, stavolta si approfondirà anche il tema della ricerca».
Come sarà questa Rete di alta formazione e ricerca?
«I dettagli saranno resi noti a Catania. Il progetto ha avuto un impulso davvero straordinario, in quanto dall'unico nodo finora creato a Tunisi, per merito dell'Università di Pavia e di quella del Paese nord-africano, si passa a una vera e propria Rete con alcuni nodi già decisi. Per ognuno di essi il sistema prevede un'Università di riferimento italiana e una locale del Paese».
Quanti e quali saranno i nodi dello Spazio Euromediterraneo?
«Uno sarà in Marocco, a Casablanca, nel settore dell'e-business management applicato e avrà come riferimento italiano l'Isufi (Istituto superiore di formazione dell'Università di Lecce) e come riferimento marocchino l'Università Al Akawyn. Un altro nodo della Rete sarà creato in Egitto, al Cairo, nel settore agroalimentare, con particolare riferimento all'agricoltura in territori aridi, con protagoniste l'Università di Ain Shams del Cairo, l'Università Statale di Milano e il Polo di Biotecnologia Agraria di Lodi. Un terzo centro sorgerà in Turchia, ad Ankara, sul tema della riduzione del rischio sismico: avrà come partner l'Università turca Middle East Technical University, l'Università-Iuss di Pavia (che ha tra le proprie specializzazioni la Scuola in Riduzione del Rischio Sismico), il Dipartimento della Protezione Civile e l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiani, e il Dipartimento della Difesa Civile turco. Un quarto nodo sarà a Creta nel settore delle nanotecnologie, con protagoniste l'Università Iraklion e l'Isufi di Lecce. Un quinto nodo sta sorgendo a Betlemme, in Palestina, nel settore della cooperazione allo sviluppo, tra la locale Università, l'Università-Iuss di Pavia e l'ateneo di Siena. Infine, sta partendo un progetto in Siria nel settore dei beni culturali con partner le Università di Damasco e Roma La Sapienza».
Quale sarà il ruolo delle varie Università italiane di riferimento in ciascuno dei nodi della Rete?
«Questo è un aspetto importantissimo, che evidenzia uno dei caratteri strategici del processo di Catania. Ogni ateneo italiano di riferimento, infatti, non svilupperà un'attività ristretta alla collaborazione con la rispettiva Università locale, ma coordinerà il lavoro insieme con il complesso delle Università italiane e anche quelle dell'area euromediterranea. Nessuna Università, in buona sostanza, dovrà sentirsi esclusa, anche se non partirà in prima fila».
Cosa succederà nel 2005?
«Verranno definiti i dettagli organizzativi, in modo da poter iniziare le attività didattiche e di ricerca nel 2006».
A Catania partirà anche il progetto della tele-Università?«Il programma dell'Azione 2 coordinato dalla professoressa Garito cresce e coinvolge una quindicina di Università».