«Se liberate quello, la legge la faccio io»
MILANO. La rabbia non si contiene davanti a chi ha ucciso in nome del Demonio. E all'udienza preliminare che si è svolta ieri a Busto Arsizio le parole dei genitori delle vittime sono state pesanti e dure. I componenti delle «Bestie di Satana», il gruppo accusato di orribili delitti, hanno atteso la decisione del giudice per le udienze preliminari Maria Greca Zoncu la quale ha accolto la richiesta di rito abbreviato per Mario Maccione, Pietro Guerrieri e Andrea Volpe.
Gli altri imputati, Paolo Leoni, Marco Zampollo, Eros Monterosso, Elisabetta Ballarin e Nicola Sapone, saranno giudicati in Corte d'Assise. Ma la voce di una madre esce dal cuore e urla il suo dolore verso chi gli ha ammazzato la figlia. «Bastardo, bastardo! Lasciamo che Paolo Leoni esca, poi la legge la faccio io. Poi arresterete me», grida Lina Marino, la madre di Chiara, massacrata nel boschetto di Somma Lombardo nel 1988 assieme al suo ragazzo, Fabio Tollis. La donna, rivolgendosi al legale di Leoni, l'avvocato Ugo Giannangeli, che aveva chiesto il proscioglimento del suo assistito, ha detto: «Lei non deve difendere un assassino». Anche la madre di Fabio tra le lacrime ha urlato: «Quelli si meritano l'ergastolo. Sono contenta di vederli in gabbia. Li come bestie, come sono».
Ma tutte le istanze presentate dagli avvocati della difesa sono state respinte. E il Gup ha inoltre definito sconcertante la richiesta di fare intervenire un esorcista nel dibattimento. Il pm Antonio Pizzi ha poi sottolineato: «Siamo soddisfatti della decisione del giudice, le nostre richieste sono state accolte al cento per cento». Pizzi ha inoltre aggiunto che le indagini proseguono ma non è possibile rivelare l'eventuale esistenza di nuovi casi.
Le accuse alle quali devono rispondere gli adepti di Satana sono orribili: anche il delitto di Mariangela Pezzotta, ammazzata nello chalet di Golasecca il 24 gennaio dell'anno scorso fa parte del macabro elenco. L'accusa ai satanisti è anche di istigazione al suicidio di Andrea Bontade, giovane operaio che si tolse la vita schiantandosi con la sua auto lanciata ad alta velocità contro un muro il 21 settembre 1998.
Il Gup Maria Greca Zoncu ha di fatto diviso il processo in due parti: il prossimo si terrà il 21 febbraio con Andrea Volpe, Pietro Guerrieri e Mario Maccione, che verranno giudicati con rito abbreviato, mentre quattro mesi dopo, il 21 giugno, toccherà a Nicola Sapone, il quale ieri ha detto al padre: «Se avessi ammazzato Chiara e Fabio, vendevo la moto e sarei andato a Cuba». Con lui, all'udienza in corte d'Assise ci saranno Eros Monterosso, Paolo Leoni, Marco Zampollo ed Elisabetta Ballarin. Tutti sono accusati anche di occultamento di cadaveri, quelli di Fabio e Chiara, e di due tentati omicidi. Sulla loro testa c'è anche l'accusa di associazione a delinquere per «commettere un numero indeterminato di delitti» e di altri reati compiuti per portare a termine i loro piani diabolici e celebrare i riti satanici, definiti «demenziali» dal procuratore della Repubblica Antonio Pizzi e dal Pm Tiziano Masini nella loro richiesta di rinvio a giudizio.