«Viaggiare in treno? Un inferno»
PAVIA. Migliaia di persone ogni mattina affollano i treni per raggiungere le sedi di lavoro e studio. In tutta Italia si stima siano almeno un milione e mezzo, la maggior parte dei quali in Lombardia. Un milione e mezzo di persone quindi si svegliano, corrono in stazione e non si chiedono tanto se arriveranno (quello, per fortuna, è quasi scontato) ma quando riusciranno ad arrivare, e come. La tragedia di Crevalcore riapre le polemiche su sicurezza e affidabilità del servizio offerto da Trenitalia, polemiche che si mescolano in questi giorni al malcontento dei pendolari.
Sulle statistiche ufficiali diramate da Trenitalia (la società che si occupa del traffico passeggeri) i treni italiani sembrano un miracolo di puntualità rispetto ai nostri scalcinati vicini europei, ma un giro in stazione a Pavia e uno sguardo sommario ai volti dei viaggiatori non rispecchiano tanto ottimismo. Ieri mattina intorno alle sette e mezza più di cinquanta persone erano in attesa del loro treno, tutte con lo sguardo fisso sui monitor che segnalavano otto treni su dieci in ritardo di 10-15 minuti (con una punta di 30 minuti per il Treno in direzione Voghera delle 7.20). «Fa schifo - sbotta Elena Brambilladi Voghera - il regionale solitamente fa 20-25 minuti di ritardo, l'Intercity dai 5 ai 15. Un bel salto di qualità» Stessa reazione per Maria, trentenne di Belgioioso in attesa della coincidenza per Milano: «Ogni giorno è puntualmente in ritardo. Come se non bastasse i sedili sono sporchi, rotti, ho visto persino cadere delle signore». E i pendolari trovano soluzioni, passano al contrattacco: prima di sedersi c'è chi estrae dalla borsa un panno accuratamente ripiegato e sigillato in un sacchetto, lo stende sul sedile incriminato, spesso macchiato da indefinibili liquidi scuri, e poi finalmente si siede a godersi la vita avventurosa del viaggiatore urbano. «I treni ci stanno aiutando a riscoprire la solidarietà - spiega Eleonora Tosi, universitaria ventunenne che ogni mattina sperimenta l'ebbrezza dell'8.01 per Milano centrale -. Sembriamo delle mucche, tanto i treni sono affollati: ci manca solo che iniziamo a muggire! Se non ci sono i soldi per aggiungere carrozze, almeno si spostino quelle dei treni in tarda mattinata, dove ci si può sdraiare tanto si sta larghi, e se ne aggiungano un paio nei treni delle otto». Eleonora è ricca di aneddoti sulle sue esperienze di viaggio, racconti di omnibus sostitutivi iperaffollati, assalti western a treni troppo corti per contenere la gente in attesa, annunci «che sembrano volerti abituare all'idea: prima sono 5 minuti di ritardo, poi dieci, e poi ti dicono che il tuo treno è stato soppresso». Per non parlare della vera e propria Odissea, arrivare puntuale a un esame. Da quando un giorno il treno delle otto ha impiegato due ore piene per arrivare in centrale è diventata previdente, parte con un largo anticipo e non si fa più disorientare dagli annunci incrociati e contrastanti dei treni da Lambrate a Greco Pirelli. Uno dei problemi è la disorganizzazione, e l'assenza di soluzioni a problemi annosi: rispetto a dieci anni fa i treni sono più sporchi, ma per il resto non è cambiato nulla. È forse la mancanza cronica di investimenti che costringe gli utenti di treni regionali e interregionali a viaggiare sulle cosiddette «littorine» e treni che sembrano usciti da un film storico. Nel frattempo si potenziano le linee ad alta velocità (che coprono una minima parte dell'utenza e del territorio nazionale) e (anche a Pavia) arrivano i nuovi Intercity. Intercity che per l'elevato costo e la mancanza di riduzioni per studenti sono evitati dalla maggior parte degli universitari che affollano la stazione ogni giorno. «Il Milano-Ventimiglia? Un reperto del '15-'18, immagino - scherza Josè Marta, uno studente di medicina di San Donato Milanese -. Se escludiamo la fatiscenza delle carrozze, mi sento abbastanza sicuro, nonostante quello che si sente». Una lucida analisi della situazione in cui sembra versare Trenitalia ci viene fornita dall'ingegner Piergiorgio Gobbi, pendolare da tempo immemorabile tra Pavia e Milano. Non viaggia in auto solo perché richiederebbe ancor più tempo e stress. «Il problema è che Trenitalia sconta decenni di malfunzionamento, e ora come ora non esistono investimenti in manutenzione, in materiali: che garanzie di sicurezza ci sono?». Questo della sicurezza non è tuttavia al primo posto tra i problemi dei pendolari, che non si sentono in pericolo perchè «gli incidenti accadono ovunque». Niente allarmismi dunque, il treno dà molta più sicurezza dell'auto. E il rapporto qualità/prezzo? Tasto dolente: Lombardia a parte, l'Italia ha tariffe tra le più basse d'Europa, ma la percezione è che a fronte dei rincari non si sono visti risultati apprezzabili sulle prestazioni. Molti si dicono pronti a pagare di più per un incremento di qualità, di sicurezza, ma solo dopo aver visto effettivi miglioramenti: «Non sono più disposto a pagare sulla fiducia» conclude Gobbi. Cosa resta da fare ai viaggiatori? Le proteste urlate, le occupazioni dei binari suscitano qualche perplessità: sono comunque pagati dai clienti di Trenitalia in termini di ritardi aggiuntivi e sanzioni penali. Arrivano allora proposte per colpire l'azienda al portafogli. Unirsi tutti, e non pagare più il biglietto fino a che per una settimana intera tutti i treni non arrivino puliti e puntuali: «il che ci farebbe viaggiare gratis per molto tempo».
Anna Ghezzi