«La chiesa di San Marino appartiene al Comune da 200 anni»
PAVIA.Emergono frammenti di storia sulla chiesa di San Marino, in via Siro Comi, che il vescovo Giovanni Giudici ha chiesto che venga riaperta al culto e per la quale si batte un comitato spontaneo di commercianti e cittadini della zona, cui ha aderito anche il sindaco Andrea Albergati. Le notizie le dà l'architetto Alberto Arecchi, infaticabile topo di biblioteca.
La scoperta.
Ho scoperto - dice - che la chiesa di San Marino appartiene al Comune di Pavia da circa 200 anni. Infatti don Cesare Prelini, nel suo studio su San Marino pubblicato nell'Almanacco Sacro Pavese del 1882, ricorda che la chiesa fu sconsacrata nel 1801 e passò in proprietà del Demanio dello Stato, insieme a tutto il monastero ed agli altri beni dei Padri Gerolamini. Il 18 ottobre del 1803, il Comune di Pavia attuò una permuta col Demanio: gli cedette il giardino di San Pietro in Ciel d'Oro, col Padiglione dei Giochi Ducali (costruzione leonardesca che stava lungo l'attuale viale XI Febbraio e che fu poi demolita), in cambio del complesso di San Marino, per destinarne il monastero a edificio scolastico, e la chiesa fu riconsacrata come parrocchiale, in luogo di San Pietro in vincoli (detta anche San Sebastiano)».
«Tale permuta - continua Arecchi - fu a lungo contestata dal Fisco dello Stato del Lombardo-Veneto, che la riteneva sfavorevole per l'erario statale. Ne nacque una lunga causa, che si concluse soltanto nel 1858 (alla vigilia del nuovo cambio di regime, in una Lombardia che stava per unirsi al Piemonte con la seconda guerra d'indipendenza). Da allora, la chiesa di San Marino è rimasta per oltre 200 anni di proprietà del Comune di Pavia».
Sant'Egidio.
«A San Marino - prosegue Arecchi - t la prima cappella di sinistra è l'unica - a Pavia - dedicata a Sant'Eligio, grande taumaturgo, del quale pare si conservino anche alcune reliquie. «Nell'altar maggiore - era conservata una reliquia del legno della Santa Croce, molto venerata perché salvò Pavia dall'assedio dei Francesi nel 1655. Tutti gli anni, nella data del 14 settembre, in cui quell'assedio fu tolto, si teneva per la città una solenne processione che partiva e ritornava a San Marino, con la reliquia della Croce. Sarebbe interessante sapere se anche questa reliquia è conservata in curia vescovile, insieme ai corpi di San Marino e San Leone».
In consiglio comunale.
Il caso di San Marino è rimbalzato anche in consiglio comunale. «E' stata presentata dall'assessore Pozzi - riferisce una lettrice, Consiglia Carusone, cui sta molto a cuore la riapertura della chiesa di San Marino - una richiesta per iniziare subito i lavori di messa in sicurezza e di pulizia delle chiese di Santa Maria delle Cacce e di San Marino. Mi hanno anche riferito che questa mozione è passata con 14 voti a favore, 11 contrari e un astenuto e che molti dei voti contrari erano di esponenti della maggioranza. Tutto è bene ciò che finisce bene. Iniziare l'anno vededo iniziare i lavori di riapertura della chiesa di San Marino è un segno di speranza che mi rende felice. So che il problema sta a cuore a moltisime persone, che vorrebbero partecipare con opere di volontariato, alla salvaguardia, alla vita, alla mantenzione dei minumenti della nostra città. Solo che non sappiamo come fare, a chi rivolgerci. Il comitato per la riapertura della chiesa si sta dando molto da fare, a chi rivolgerci».
Cosa scrisse Prelini.
Per i cultori di storia può essere interessante, a questo punto, divulgare, per esteso, che cosa scriveva don Prelini a pagina 14 dell'Amnanacco Sacro Pavese 1882 sulla chiesa di San Marino: «L'attento osservatore, esaminando con digilenza alcuni luoghi annessi all'edificio sacro, nel lato destro dell'altar maggiore (in cornu evangelii) tosto discopre qualche vestigio dell'antica fabbrica. Ivi si veggono le pareti di una piccola abside laterale, col prolungamento verso l'entrata, il quale anche oggidi fa parte dello sfondo delle cappelle secondarie. Tracce di pitture ad ornati antichi nell'abside ed affreschi rozzi nell'accennata parete ci fanno riconoscere un'età anteriore al secolo XIV... il Robolini (Notizie... Tomo VI par. I. pag. 37) appoggiandosi al Morbio ed a Defendente Sacchi, conferma in sostanza che la nostra chiesa fosse in origine edificata «sul tipo delle cosi dette costruzioni longobardiche» aventi perciò tre navate ad archi sostenuti da pilastri... Il Bossi e, seguendo le sue tracce, il P. Romualdo di S. Maria (Bossi, MS. Chiese lett.M.-P. Romualdo, Fl.P.Sacra) tessono in breve la storia dei monaci di S. Marino e della loro Chiesa, traendole dalle Carte dell'archivio di S. Marino».