«I risarcimenti sono una beffa»
ROMA. Il governo argentino pronto a risarcire i bond emessi prima del suo fallimento nel 2001. Detta cosi sembrerebbe una buona notizia per milioni di creditori nel mondo e 450 mila in Italia. Invece è un disastro. Sul piede di guerra le associazioni dei consumatori.
Con loro la task force promossa dalle banche per recuperare il recuperabile di 14,5 miliardi di dollari di debito. Ieri Nicola Stock, presidente del Global Commitee of Argentine Bondholders, il comitato dei creditori, ha messo in guardia il Parlamento, durante un'audizione alle commissione Finanze della Camera.
Lunedi prossimo i consumatori manifesteranno di fronte a Palazzo Chigi, mentre in Italia sbarcheranno i rappresentanti del ministero dell'Economia argentino per illustrare la loro proposta: rimborsare 26 centesimi per ogni euro investito, secondo i calcoli dell'Abi. Meno del prezzo dei tango-bond, cosi sono state ribattezzate le obbligazioni argentine, trattati sul libero mercato a 30 centesimi. In più non sarebbero soldi sonanti ma arriverebbero da un cambio di titoli, carta contro carta. Il vecchio debito sostituito da uno nuovo, scadente a seconda della soluzione scelta nel 2029, nel 2034 e nel 2036. Più si va in là con il tempo e più, in teoria, si guadagna.
Il road show italiano durerà fino al 21 gennaio, toccando Milano e Verona. In questa vicenda i termini presi a prestito dal gergo dell'alta finanza si sprecano. In pratica si tratta di un giro d'illustrazione nel quale gli emissari di Roberto Lavagna, ministro dell'Economia di Buenos Aires di origini italiane, non faranno altro che ripetere quanto da lui illustrato ieri sera. E che ha già scontentato mezzo mondo.
Una volta tanto le associazioni dei consumatori e le banche italiane sono d'accordo. Quella proposta è inaccettabile e Palazzo Chigi dovrebbe rispedirla al mittente, in attesa della causa intentata a New York dai creditori contro l'Argentina. Trasversale anche il disaccordo della politica. Voci dalla maggioranza e dall'opposizione hanno bollato come iniqua la proposta di risarcimento. Nicola Stock è andato oltre, definendo l'offerta «il più grande imbroglio della storia» e spingendo i creditori verso azioni legali per bloccare l'operazione.
Di fronte ai deputati, Stock è stato chiarissimo. Niente soldi «pochi, maledetti e subito», come molti potrebbero credere. Pochi e «fra 35 anni», secondo Stock quando non varranno più niente. Perché imbroglio, o «stangata» sempre per usare le parole di Stock, è presto detto: l'offerta argentina fa scomparire 18 miliardi di dollari di interessi maturati dal 2001 sugli 81,8 miliardi di dollari di debito complessivo; non tiene conto di una crescita economica del Paese tutto sommato buona negli ultimi due anni che consentirebbe, secondo i calcoli delle banche italiane, di offrire almeno il doppio ai creditori.
La proposta argentina si basa tutta su uno scambio di titoli. I nuovi tango-bond sono divisi in tre categorie: Par, Discount, Quasi Par. I Par, scadenti nel 2029, sono obbligazioni a tasso variabile con rendimenti diversi a secondo della valuta che si sceglie per l'acquisto. Dall'1,33 al 5,25 per cento in dollari, dall'1,20 al 4,74 per cento in euro e, più in basso, dallo 0,63 al 2,48 per cento in peso, la moneta di Buenos Aires. Pagano interessi in denaro da settembre 2005. Discount e Quasi Par sono a tasso fisso e pagano interessi in capitalizzazione e in denaro, nel caso del Quasi Par ma dal 2013.
Allungamento dei tempi di attesa a parte, la stangata per i risparmiatori sta nel valore dello scambio. Le nuove obbligazioni avranno un valore tagliato del 66 per cento rispetto a quelle emesse prima del fallimento e saranno spostati in avanti i tempi di rientro dell'investimento. C'è altro. L'Argentina, secondo Guillermo Nielsen, sottosegretario all'Economia, non accetterà ulteriori discussioni. Questa è la sua ultima proposta.