«Alla fine Bossi capirà...»
ROMA. «Una lista con il nome del presidente ha un senso solo dove ci siano antagonisti forti e la nostra vittoria non sia sicura». Osvaldo Napoli, responsabile Enti locali di Forza Italia, vicepresidente dell'Anci, non ha dubbi. «Una lista Storace, cosi come una lista Biasotti, in Liguria, hanno un senso. Si tratta di persone stimate, capaci di catalizzare anche il consenso di chi non voterebbe per noi».
Invece, gli chiediamo, Formigoni non catalizzerebbe? «Formigoni non ha problemi a vincere se rappresenta tutta la Casa delle libertà».
Non ha senso per vincere le regionali, magari ha un senso per le ambizioni nazionali di Formigoni, per il dopo-Berlusconi.
«Certamente il problema era quello, ma sa cosa le dico? Che se Formigoni dovesse insistere sulla lista a suo nome si metterebbe fuori da Forza Italia e alla fine dovrebbe fondare un suo partito. Dubito che ci ripensi».
La Lega non si fida e intanto mantiene la candidatura di Maroni.
«Nei giorni scorsi ho fatto una considerazione: la Lega ha presentato Maroni per aiutare Berlusconi. Ma se davvero si fosse andati al voto separati, con una lista a nome del presidente della Lombardia e lui avesse vinto che sarebbe accaduto? Che a quel punto Formigoni era davvero il numero due di Forza Italia. Insomma c'era il rischio che la mossa si rivelasse un boomerang».
Niente liste dei vari Fitto, Galan, Ghigo, allora?
«Ma che senso avrebbe, scusi? Una lista a nome Fitto sarebbe irriguardosa, senza un senso politico perché in Puglia si vince comunque. Che ci mettano contro Boccia o Vendola poco importa. Ghigo all'inizio ci aveva pensato, ma non ha avversari, non serve. Galan poi! Si rischia solo nel Lazio (la Provincia di Roma ce lo ha insegnato) e in Liguria dove il centrosinistra esprime Burlando, candidato molto forte».
Se Formigoni davvero rinuncia significa che ha ottenuto una contropartita. Il sollevamento di Paolo Romani da coordinatore regionale di Forza Italia, magari una ventina di collegi sicuri per candidati di Comunione e Liberazione.
«In politica si tratta di contropartite più che mai legittime, non mi scandalizzo. La scelta di oggi sulle liste è giusta, io lo vo dicendo da tempo: è la strada da seguire».
Lo dicono i sondaggi?
«Anche, ma lo percepisce, soprattutto, chi vive la realtà nazionale. Le liste personali servono ad aggregare dove gli incerti sono decisivi. Altrove non servono».
Alessandro Cecioni