I carabinieri del Racis per identificare i morti
MILANO. Una squadra di carabinieri del Racis (Raggruppamento investigazioni scientifiche dell'Arma) è partita ieri da Fiumicino per Phuket, in Thailandia e proseguire l'opera di identificazione delle vittime del maremoto. Migliaia e migliaia di cadaveri devono ancora essere identificati. Il bilancio ha raggiunto quota 158 mila morti. Il gruppo di carabinieri, composto da biologi, dattiloscopisti e fotografi, ha portato scatoloni con attrezzature fotografiche e scientifiche per il prelievo del Dna.
E gli aiuti della comunità internazionale alla tragedia dello Tsunami continuano incessanti. «Ora però si pone un problema di trasparenza che non può essere sottovalutato. E faremo in modo che nemmeno un euro vada sprecato o, peggio, finisca in mani sbagliate», ha detto il sottosegretario agli Esteri, Margherita Boniver, giunta in Sri Lanka proprio dopo la decisione di impegnare proprio in quel paese buona parte dei quaranta milioni di euro raccolti in Italia con sms e donazioni private.
A Margherita Boniver i ministri thailandesi hanno illustrato le grandi linee della strada che gli aiuti italiani potranno prendere in accordo con le autorità locali nei settori della sanità, della ricostruzione, della scuola, dell'industria e della pesca oltre che dell'organizzazione di un sistema di monitoraggio contro calamità come lo Tsunami.
Il sottosegretario ha inoltre sottolineato che in questi giorni è in corso una ricognizione di esperti della cooperazione nei paesi colpiti dal maremoto e, in base agli accordi presi la settimana scorsa tra i ministri degli Esteri Gianfranco Fini, quello dell'Interno Beppe Pisanu e il sottosegretario Gianni Letta con Protezione civile e Croce Rossa, ha detto che «sarà alla fine la Farnesina a coordinare questo imponente flusso di aiuti».
Mentre migliaia e migliaia di feriti sono curati in strutture mediche approntate per volontà della comunità internazionale, da Ginevra, dove si sono riuniti i vertici dell'Onu, arrivano notizie che sembrano scongiurare le epidemie di malattie infettive nelle zone colpite dal maremoto. Anche se alcuni responsabili dell'Oms e dell'Unicef segnalano che a Banda Aceh, in Indonesia, sono stati isolati due casi di morbillo e per evitare che i bambini muoiano per questa malattia sarà necessario vaccinarne almeno cinquecentomila.
«Abbiamo bisogno di liquidità», ha affermato il responsabile dell'Onu per l'emergenza umanitaria, Jan Egeland, «l'Onu ha registrato promesse di fondi per circa 3 miliardi di dollari, ma di questi, solo 300 milioni sono disponibili per progetti concreti».
Sempre da Ginevra i responsabili dell'Onu lanciano un appello: la generosità internazionale non deve limitarsi alle vittime provocate dallo Tsunami nel sud est asiatico perché nel mondo ci sono almeno trenta milioni di persone hanno bisogno d'aiuto.
E mentre si contano ancora i cadaveri del maremoto, arriva una notizia che ha dello strabiliante: un giovane indonesiano, di ventidue anni, si è salvato dopo ben due settimane vissute in una sorta di capanna alla deriva nell'Oceano Indiano. (r.r.)