I magistrati a Vigna: no alla proroga

ROMA.Trentotto magistrati di molte procure italiane hanno sottoscritto un documento per chiedere al Csm di esaminare la questione della proroga dell'incarico da procuratore nazionale antimafia, decisa per decreto dal governo. Nello stesso tempo confidano nella sensibilità di Pier Luigi Vigna, procuratore in scadenza, perchè non accetti la proroga. Non è un giudizio sul collega, al quale esprimono apprezzamento, ma l'ennesimo grido d'allarme contro i tentativi di determinare le carriere dei magistrati in sede politica e non in seno al Consiglio superiore della magistratura.
Per comprendere il significato dell'appello bisogna guardare all'antefatto. Durante le feste natalizie, nel decreto omnibus di fine anno, il governo ha inserito la proroga dell'incarico del procuratore nazionale antimafia, in scadenza il 15 gennaio. Secondo i magistrati il diritto di prorogare o meno l'incarico a Vigna spetta invece al Csm. Ne sono convinti uomini in prima linea contro la mafia come Antonio Ingroia, Roberto Scarpinato, Guido Lo Forte, magistrati di Mani Pulite come Piercamillo Davigo, procuratori della Repubblica (Vittorio Borraccetti, Guido Papalia, Pietro Calogero), uomini dei pool antimafia (Franco Ionta e Pietro Saviotti).
I firmatari dell'appello si dicono convinti che Pier Luigi Vigna «saprà dire di no a un provvedimento che riguarda non solo lui personalmente ma l'intera magistratura e le sue condizioni di indipendenza». Al contrario i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili chiedono a Vigna di restare a dirigere la superprocura. (a.g.)