Seimila abitanti, 10 bar

CASSOLNOVO.Dieci bar (che presto diventeranno dodici), tre circoli e due pizzerie in un paese di seimila abitanti. E' il piccolo primato di Cassolnovo, un Comune che vanta già quindici locali pubblici ai quali se ne aggiungeranno due quest'anno.
Saranno uno in via Roma, che ha rilevato la licenza del bar Bellaria, chiuso da poco, e uno all'angolo di via Cavour dove un tempo sorgeva il caffè Centrale.
Una volta c'erano l'Odilla, il Cavagnat, la Maginot, la Belaria, la Lateria, l'Avanti, il Central e l'Ustaria d'la folcia, nomi pittoreschi e dialettali per i bar del paese, che oggi cambiano identità e sono in continuo aumento. Capriccio, Crazy Horse, Bijou e Junior bar sono la nuova generazione, che si ruba i clienti a suon di videogames, videopoker e abbonamenti alla pay tv. E nonostante i gestori degli esercizi aperti non vedano di buon occhio l'arrivo di due nuovi locali il lavoro a Cassolnovo, compatibilmente con il periodo di crisi sembra non mancare, anche se da tutte le parti si chiede al Comune una regolamentazione delle licenze.
«Noi accettiamo quanto succede- spiega Lorella Gilardoni del Capriccio- non possiamo fare altrimenti. Sarebbe il caso che i baristi del paese si riuniscano. Sentiamo tutti il periodo di crisi, noi abbiamo ridotto l'orario. Un tempo lavoravamo di più, alla sera si facevamo gli spettacoli e il pianobar. Oggi si lavora molto per i pensionati alla mattina e qualche cliente durante il giorno. I ragazzi giovani appena possono vanno fuori paese». Quasi tutti i gestori sono concordi nel dire che il mercato dei bar a Cassolnovo è saturo. «Non è il momento di aprire- commenta Smeralda Ferrari del bar Smeralda- Noi non siamo preoccupati dai nuovi arrivi abbiamo trent'anni di lavoro alle spalle. Ne abbiamo viste di tutti i colori e pensiamo che la professionalità ci difenda dalla concorrenza». Tra i baristi sono in molti a richiedere l'intervento del comune a mettere ordine nella situazione dei bar. «Ci vorrebbe una regolamentazione nelle licenze- sostiene Paolo Soru del Crazy Horse- Oggi chiunque apre un bar. Anche perché l'economia attraversa un momento in cui ognuno prova di tutto. Ci si lancia un po' all'avventura». Cassolnovo è sempre stato un terreno fertile per i bar. Solo un anno fa Michele Scopegliti, milanese con una lunga esperienza di locale, ha rilevato la licenza della storica Ustaria d'la folcia per aprire lo Junior Bar. «E' sbagliato aprire troppi bar. Alcuni sono a distanza di due chilometri. E non sempre la quantità è sinonimo di qualità. Invece il livello del servizio va mantenuto per rispetto verso i clienti».(a.ball.)