FERROVIE PEGGIORI D'EUROPA ALTRO CHE GRANDI OPERE...

Siamo, in modo netto, il Paese d'Europa con più automobili e più camion per abitanti. E siamo anche il Paese europeo col trasporto ferroviario mediamente più scadente. Quello che quota le tariffe più basse, è vero, ma pure quello che offre i servizi peggiori. Con ritardi, disagi, convogli semivuoti, e, disgraziatamente, incidenti, morti, feriti, infortunati.
L'ultimo gravissimo disastro è avvenuto alle porte di Bologna, cioè del principale nodo ferroviario del Paese, su di una linea a binario unico. Ma a binario unico sono tuttora ben 9.720 km sui 15.985 complessivi, quindi 61 Km ogni 100. Vi sono tratte ferroviarie importanti, soprattutto nel Sud, totalmente a binario semplice: per esempio la Roma-Pescara, 200 Km per i quali ci vogliono dalle 3 ore e mezza in su. Per non parlare di quel terzo della rete Fs non ancora elettrificato. Da decenni i Paesi più avanzati sono tornati ad investire in modo strategico sulla rotaia (e sul cabotaggio marittimo), per esempio la Germania e la Francia, mentre noi abbiamo puntato quasi soltanto sulle poche linee nazionali dell'Alta Velocità, da Milano a Napoli e da Torino a Venezia, per ora. Eppure il grosso degli utenti Fs viaggia su percorsi regionali e locali. Credo che avesse ragione chi sosteneva, all'epoca, che era indispensabile investire molto di più sulla ferrovia e comunque puntare ad elevare l'efficienza media della rete e non soltanto pochissime grandi tratte. Anche sul piano della sicurezza.
La scelta operata dal governo Berlusconi è stata invece quella di chiudere in un cassetto il Piano Nazionale dei Trasporti faticosamente elaborato dai governi precedenti e di scommettere tutto, in modo trionfalistico, sulle Grandi Opere le quali sono soprattutto autostrade, trafori, tangenziali, complanari, pedemontane (tuttora al palo, o quasi). Con le quali si «inseguirà» un traffico veicolare pesante che soltanto in Italia viaggia cosi massicciamente sull'asfalto e che, con questa politica, sull'asfalto continuerà a viaggiare non avendo valide alternative, né ferroviarie, né marittime.
Questo delle ferrovie italiane lente, vecchie, a binario unico, e passive, è un serpente che si morde la coda. E' vero, le nostre tariffe sono poco oltre la metà della media europea, metà circa di quelle tedesche e francesi, ma è altrettanto vero che in quei due Paesi i servizi ferroviari sono molto più apprezzati, e quindi frequentati. Oltr'Alpe le tonnellate di merci per km di rotaia risultano rispettivamente 72.400 e 50.000 contro le nostre modeste 20.000. Siamo al livello delle ferrovie britanniche che, dopo la privatizzazione, hanno conosciuto una grave decadenza divenendo pure notevolmente insicure. La stessa affermazione del container e quindi del trasporto combinato non fa decollare il nostro traffico-merci su ferrovia che quindi non permette di sgravare a medio termine strade e autostrade. Una linea strategica, la tirrenica Roma-Genova - sulla quale si affacciano porti come Civitavecchia, Piombino, Livorno, La Spezia e Genova - prevede, per gli stessi Eurostar (appena due al giorno), almeno 5 ore di viaggio per 500 km. Ma la maggior parte dei convogli impiega 6 ore e oltre.