«Per favore, fatemi tornare in carcere»
CHIGNOLO PO. «Maresciallo, non sopporto più mia sorella, voglio rientrare in carcere. Non ne posso più di stare a casa sua». Giovanni Mastrorillo, 30 anni di Miradolo, si è presentato cosi alla caserma di Chignolo. Doveva firmare il solito registro di presenza ma era stanco, sporco, infreddolito e affamato. L'uomo aveva trascorso la notte al gelo e non voleva ritornare dalla sorella. La decisione del giudice di concedergli la libertà era diventata un incubo. I carabinieri gli hanno offerto la cena e, grazie al parroco, gli hanno trovato una stanza in oratorio.
Giovanni Mastrorillo ha firmato un esposto, inviato giudice del tribunale di sorveglianza di Milano, con il quale chiede chiaramento di scontare in carcere il resto della pena. Per lui meglio la prigione della compagnia della sorella. Era stato condannato ad otto mesi per alcuni furti. Colpi da poco ma che lo avevano inesorabilmente portato dietro le sbarre.
L'uomo, originario di Gravina di Puglia, aveva quindi avuto piccoli problemi con la giustizia ma, grazie all'indultino, era uscito di carcere. Il giudice di sorveglianza gli aveva imposto di firmare lo speciale registro nella caserma dei carabinieri di Chignolo e, nel frattempo, era ospite della sorella che abita a Miradolo.
Una soluzione che sembrava ottimale per evitare una detenzione in carcere che sarebbe stata molto dura e pesante.
Ma i rapporti tra fratello e sorella, in poco più di un mese, si sono deteriorati. I due non andavano più d'accordo e, la scorsa notte, Giovanni Mastrorillo non è rientrato a casa. Ha passato la notte fuori al freddo senza un euro in tasca. Ore infernali senza nemmeno un pezzo di pane da mangiare. Mercoledi pomeriggio si è presentato alla caserma di Chignolo Po. Doveva firmare il registro ma si è subito sfogato con il piantone. 'Non ce la faccio più - ha detto - ho fame, sono stanco. Aiutatemi'.
I carabinieri si sono impietositi e gli hanno offerto panettone, una fetta di salame e tutto quello che sono riusciti a trovare. Giovanni Mastrorillo ha poi spiegato che non voleva più ritornare dalla sorella ed ha firmato un esposto indirizzato al giudice del tribunale di sorveglianza di Milano. Ha spiegato che i rapporti familiari si erano deteriorati e, senza il rientro i carcere, la disperazione lo avrebbe sicuramente spinto a commettere altri reati. Del resto non poteva nemmeno passare le giornate invernali al freddo e senza nulla da mangiare.
I carabinieri (ottimo il loro lavoro) hanno inviato l'esposto a Milano ma, nel frattempo, c'era il problema più urgente da risolvere: la sistemazione temporanea di quell'uomo disperato.
Il comandante della stazione di Chignolo Po ha chiesto aiuto al parroco del paese, don Claudio Zanaboni. Serviva una stanza, un posto dove Mastrorillo avrebbe potuto trascorrere qualche giorno in attesa della decisione finale del giudice.
«L'abbiamo aiutato molto volentieri - spiega il parroco di Chignolo - perchè non aveva molte alternative. Abbiamo trovato una stanza vicino all'oratorio dove quell'uomo potrà almeno dormire».
«Prima di tornare a fare il delinquente voglio rientrare in carcere - spiega Mastrorillo - ma spero che qualcuno mi dia una mano».