Una ciambella con il buco, rischia il centro sinistra
Sono stato militante di partito da giovane, studente al liceo dove ho coltivano amicizie politiche con persone che hanno scritto un pezzo di storia della Dc provinciale, regionale e nazionale, di cui alcuni hanno ricoperto incarichi istituzionali di alto livello.
Perciò mi sento oggi di poter esprimere un disagio personale e una riflessione. Lo dico da iscritto, coordinatore di un circolo e componente del Direttivo provinciale della Margherita. La mia è una considerazione ad alta voce per un timore che tengo dentro. Che non vorrei diventasse una realtà. Il centro sinistra sta rischiando di perdere la bussola della politica. E la gente, secondo me, non capisce più.
Nelle elezioni politiche del 2001, per alcuni atteggiamenti di incomprensione, di intolleranza, di scarsa volontà di confronto e dialogo, di egoismi di partito, l'Ulivo è riuscito a rompere con alcuni movimenti (Di Pietro, Rifondazione, Democrazia Europea riconducibile a D'Antoni), certamente non solo per colpa sua; la sua conseguenza è stata, nonostante il grande impegno del candidato Rutelli che in pochi hanno ringraziato per il molto che ha fatto, una sconfitta per poche centinaia di migliaia di voti.
Ora, con le successive prove elettorali, il riavvicinamento ai movimenti di Di Pietro e di Rifondazione, il rientro di Sergio D'Antoni e di alcuni altri ex Dc, il cambiamento della linea della Confindustria con la presidenza Montezemolo, il sostegno di giornali di un certo peso e alcune scelte rovinose di Berlusconi, sembrava ormai a portata di mano un probabile risultato favorevole alle Elezioni regionali del 2005 e una pressochè certa vittoria alle Elezioni politiche del 2006.
Attorno a Prodi, che ritengo, facendo di necessità virtù, l'uomo politico in grado di tenere insieme la coalizione, pareva chiuso il cerchio. Invece si sta delineando una ciambella con il buco. L'Udeur chiede una adeguata rappresentanza alle Regionali. E non ha torto. Se la regola non è quella di mettere insieme le idee e i programmi e successivamente trovare il candidato che ragionevolmente e collegialmente si immagini possa raccogliere i migliori consensi allargando la possibilità di scelta anche fuori dai partiti, se la regola è che Ds e Margherita si debbano spartire «le spoglie» dove si può vincere e poi assistere alla tragicommedia lombarda dove, essendo probabile la conferma di Formigoni, nessuno vuole rischiare la «reputazione» con personaggi quotati e noti inibendo ad altre forze che lo facciano, vedi il siluro all'euro parlamentare Locatelli, quasi che la Lombardia fosse considerata l'ultimo dei problemi, allora ha mille ragioni d'Udeur di fare le bizze e di prendere il largo.
Io non so quanto ragionevolezza alberghi ancora nella dirigenza Ds, ma mi duole dovermi interrogare sulla ragionevolezza della Margherita a cui appartengo. Se nel recondito di qualche dirigente nazionale si alberga ancora un po' di capacità di ragionamento, li imploro. Che facciano in fretta a riunire gli stati maggiori della Grande Alleanza e scrivano il programma ricercando subito dopo, unitamente, i candidati Presidenti in grado di raccogliere i maggiori consensi, prendendo esempio da Bertinotti, a cui non fa difetto l'intelligenza, che ha accettato la sfida delle Primarie in Puglia ben sapendo che il suo candidato non potrà passare.
Mi appello pure al mio coordinatore provinciale - Daniele Bosone - con tutta l'amicizia che ho per lui, perchè si assuma l'onere, se condivide la mia opinione, di prendere un'iniziativa ufficiale a Milano e a Roma e, aggiungo, facendo chiarezza anche a Pavia, dove mi pare si stia lavorando per il re di Prussia, poichè c'è chi ha prenotato in anticipo il candidato sindaco senza prima avere certezza che ci siano i consensi della coalizione attorno a un programma e, soprattutto, senza considerare l'orientamento dell'elettorato.
Vorrei che si rimettesse in gioco la politica di coalizione e un confronto sereno a ogni livello, altrimenti, nonostante «le epocali» sortite di Berlusconi e i suoi soliloqui televisivi», si rischia di arrivare secondi agli appuntamenti futuri. Allora, dovrei dire, ha avuto ragione Mastella che oggi mi è parso meno antipatico di tempo fa, certamente più simpatico dei quei signori e signore che, con nessun rispetto istituzionale, l'hanno provocato e offeso mentre presiedeva i lavori al Parlamento.
Luigi MaggiStradella