«Vogliamo andare a votare»


NASSIRIYA.Anche in un Paese insanguinato come l'Iraq, la campagna elettorale, dove è possibile farla, avviene sulle linee classiche della propaganda politica: comizi, riunioni, opuscoli, manifesti e volantini.
Succede cosi a Nassiriya, che con i suoi seicentomila abitanti, è la più importante città del sud, e a Ash Shatrah, cinquanta chilometri più a nord dove i muri delle strade principali della città sono tappezzati di manifesti. La campagna elettorale si concluderà il 28 gennaio, due giorni prima del voto.
Tutto avviene in clima apparentemente tranquillo: tantissima la gente per strada; molta quella che si ferma tra decine di bancarelle. C'è anche il sindaco di Ash Shatrah, l'ingegnere chimico Jabeer Al Ameer, 42 anni. Gira senza scorta. Appartiene al partito islamico Al Daawa, la più forte formazione politica locale. Parla in modo pacato.
«Qui vogliamo le elezioni perché sono un passo importante per una vita più umana e più civile. Al momento, la situazione sembra tranquilla. La gente andrà al voto e vuole, naturalmente, che ciò avvenga in modo pacifico. Per questo abbiamo bisogno dell'appoggio delle forze armate italiane».
Ad Ash Shatrah sono state presentate dodici liste. Ogni lista dovrà avere un minimo di dodici candidati e un massimo di 275. Uno ogni tre candidati deve essere donna. Hanno diritto al voto tutti i cittadini che hanno compiuto 18 anni. Gli elenchi elettorali sono stati preparati ad Amman da un gruppo di funzionari delle Nazioni Unite, utilizzando l'archivio del programma di distribuzione gratuita delle razioni alimentari. In base a questi dati, gli elettori sarebbero circa quindici milioni, compresi i tre-quattro milioni di iracheni che vivono all'estero.
Ma le voci su un rinvio delle elezioni, dopo l'intensificarsi delle azioni terroristiche a Baghdad e nel nord del Paese, si fanno sempre forti. Contro uno slittamento resta l'ayatollah Ali Al Sistani, la più autorevole autorità religiosa sciita irachena.
Contrario alle elezioni è, tra gli altri, il Consiglio degli Ulema, potente organizzazione sunnita che sostiene di rappresentare almeno tremila moschee in tutto l'Iraq.
C'è, infine, un problema che riguarda l'uso dell'inchiostro indelebile (recentemente usato in Afghanistan) che dovrebbe essere spruzzato sulle dite dei votanti per evitare che la gente voti più di una volta. Si teme, infatti, che questo sistema possa tenere molti elettori lontano dai seggi per il timore di essere ricosciuti e finire cosi nel mirino dei guerriglieri. (a.s.)

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