Giù sponsor e tifosi, dilettanti in crisi
PAVIA. Calcio mio quanto mi costi. L'altra faccia delle cifre da capogiro spese in serie A per gli artisti della pedata sono i bilanci sempre più difficili da chiudere in pareggio nelle categorie dilettantistiche. Da quando soprattutto, complice la più generale crisi economica, gli sponsor si sono ridotti. Anche del 50%. Le spese per una qualsiasi squadra di Promozione o Prima categoria invece sono sempre in crescita (anche 200mila euro a stagione) e con la nuova normativa sugli svincoli (compiuti i 27 anni ogni giocatore può andarsene) non si è nemmeno sicuri della squadra da allestire.
Altro tasto dolente è poi quello del pubblico, sempre meno numeroso e fedele con l'arrivo delle Pay Tv: «Che il calcio fosse un hobby costoso - spiega Pierangelo Cerri ds della Medese, una società che milita in Prima categoria - si è sempre saputo, ma in questi ultimi anni la situazione è peggiorata». C'è fuga di pubblico, ma anche di sponsor. La Finanziaria del 2003 aveva reso detraibili le sponsorizzazioni a società calcistiche dalla dichiarazione dei redditi, ma è stato inutile. Se va avanti cosi il futuro per le squadre dillettantistiche non è certo roseo. Al punto che nella previsione del ds della Medese i campanili potrebbero sparire; «Tra qualche anno a mio giudizio si potrebbe acelerare il processo delle fusioni tra più società per dar vita ad una sola squadra». Qualcuno la strada dell'austerity l'ha intrapresa qualche anno fa, come l'oltrepadano presidente del Bressana, squadra che milita nel campionato di Promozione, Umberto Montagna: «Il problema è semplice: essendoci meno soldi in giro la gente è meno disponibile a metterli nel calcio. Noi ci vantiamo di essere una delle squadre che spende meno. Nonostante il boom del calcio dilettantistico sia finito da qualche anno, siamo riusciti a stare in piedi ugualmente». Il segreto di Umberto Montagna è semplice: limitare le spese: «Siamo riusciti - spiega - a fare tesoro di tutte le risorse». L'idea di una fusione non spaventa nemmeno il presidente oltrepadano: «Qualche anno fa - ricorda - eravamo in trattativa con il Broni, ma il tutto è saltato. Se si vuole rimanere ad un livello alto è l'unica soluzione». Ritornare ad avere rapporti con il tessuto sociale è, invece, la soluzione che propone Ezio Panigati, consigliere di Lega e presidente del Sant'Alessioè quella di ritornare al rapporto con il territorio: «Lo sponsor è spesso e volentieri un amico. Oggi però bisogna sviluppare altri tipi di collaborazioni, che coinvolgano ad esempio Comuni e Pro loco. Inoltre si deve professionalizzare maggiormente le figure di dirigenti ed allenatori, oltre a riportare l'interesse al calcio innovando magari le formule dei campionati». Volontà di ritornare agli sponsor del territorio c'è anche a Garlascoin promozione, dove con la crisi tutto sommato si convive: «Il periodo economico non è dei più floridi e si riflette anche nel calcio - dichiara il direttore sportivo dei lomellini Franco Santagostino - Preoccupa il fatto che non è facile reperire finanziamenti. Il nostro rammarico è che vorremmo avere più riscontro su Garlasco. Ci piacerebbe legarci di più al territorio, visti i buoni risultati che otteniamo anche del settore giovanile».
Andrea Ballone