«Ci fu uno scambio di cadavere»
PAVIA. Il cadavere sul quale il professor Giovanni Pierucci condusse un'autopsia apparteneva al gastroenterologo perugino Francesco Narducci, ma non sarebbe stato lo stesso ripescato dal lago Trasimeno nel 1985. Inoltre sarebbe provato un legame tra il professor Narducci e persone al centro di indagini del Gides (gruppo investigativo delitti seriali) per gli omicidi del mostro di Firenze. E' la conclusione alla quale è giunto il Tribunale del riesame di Perugia. Una conferma, clamorosa, all'ipotesi della sostituzione di cadavere.
Il Pm perugino titolare dell'inchiesta, Giuliano Mignini, aveva originariamente chiesto gli arresti domiciliari per l'avvocato Alfredo Brizioli, legale della famiglia Narducci, l'ex questore Francesco Trio e il colonnello dei carabinieri Francesco Di Carlo. Il gip aveva respinto l'istanza e il Pm aveva proposto appello al Riesame. Ieri è arrivato il secondo 'no" agli arresti. Ma sono arrivate anche notizie clamorose. In primo luogo sarebbe fondata l'ipotesi del cosiddetto doppio cadavere che il pm Giuliano Mignini pone al centro dell'inchiesta per omicidio sulla morte di Francesco Narducci. I giudici sono anche concordi con il pubblico ministero riguardo alla lettera che, secondo gli inquirenti, il medico aveva lasciato prima di morire ma mai ritrovata. Nell'ordinanza vengono ricordate le perizie, medico legale e antropometrica, fatte svolgere dal pubblico ministero. Esami che evidenziano, ritengono gli inquirenti, sostanziali differenze (di aspetto e nei vestiti) tra il corpo ritrovato a Sant'Arcangelo di Magione la mattina del 13 ottobre 1985 (sottoposto all'epoca solo a ricognizione esterna) e quello di Narducci, effettivamente trovato nella bara e sul quale è stata poi svolta, per disposizione del Pm Mignini, un'autopsia (nel marzo del 2002 da parte del professor Giovanni Pierucci dell'Università di Pavia).
Quest'ultimo esame ha evidenziato la frattura del corno superiore di sinistra della cartilagine della tiroide. Il perito ha quindi ritenuto che Narducci sia morto «per un'asfissia meccanica violenta da costrizione del collo». Lo scambio sarebbe servito ad occultare la reale causa del decesso di Narducci, ossia l'omicidio. I giudici del riesame hanno anche fatto riferimento a una «miriade di elementi informativi» presenti nel fascicolo in base ai quali «è attualmente possibile provare, senza pressochè alcuna possibilità di smentita, la sussistenza di rapporti di frequentazione» tra il medico perugino e persone al centro degli accertamenti del Gides, il Gruppo investigativo sui delitti seriali di Perugia e Firenze, guidato da Michele Giuttari. L'avvocato Brizioli è stato ritenuto estraneo a ogni addebito, per gli altri due sarebbe comunque intervenuta la prescrizione. Il Tribunale parla di un passo falso compiuto dall'allora questore la mattina del 13 ottobre 1985. Il suo autista, sostengono gli investigatori, avrebbe ricevuto l'ordine di recarsi a Sant'Arcangelo, dove era stato trovato il corpo di Narducci, in un orario nel quale Trio non avrebbe ancora dovuto sapere del cadavere. Tranne nel caso - ritengono gli inquirenti - in cui fosse stato partecipe della messa in scena del doppio cadavere.