Martinez, viva la chiarezza


SCAFATI (Sa). Per fortuna c'erano loro. Gli argentini, s'intende. Senza la qualità e la presenza di Rodrigo Martinez unite all'orgoglio di Pablo Moldù, l'Edimes sarebbe affondata. E' difficile, in casa pavese, salvare qualcosa qui dal PalaMangano. Ed è pure ingeneroso infierire su chi, come Cooper, soffre forse più di tutti il non essere riuscito ad essere utile alla squadra. Berretto di lana ancora più calcato sulla fronte, Lonnie lascia il palasport scortato da Gregory. Fuori piove. Morri parlotta a lungo con Jamal Robinson, Pilat e Amoroso si abbracciano in mezzo a una folla di tifosi che al triestin-milanese dell'Edimes dalle tribune hanno inviato più di un «complimento». Bellina, invece, ha un occhio gonfio, il sinistro. Un ematoma con piccola lacerazione. Il capitano se ne sta in disparte. Al telefono. Gli argentini del Ticino si intrattengono invece con Stanic e Rodriguez, connazionali e dunque amici.
Rodrigo Martinez, però, il suo 100% al tiro non ha proprio voglia di festeggiarlo. Nonostante i complimenti di coach Finelli in conferenza stampa. «Abbiamo giocato la nostra solita partita in trasferta», sbotta Martinez con l'espressione di chi vorrebbe utilizzare il termine «figuraccia». «Avrei preferito giocare un minuto, fare zero punti, ma vincere. E dovete credermi», aggiunge il gaucho uscito da Lipscomb, l'università di Nashville, Tennessee.
«Dobbiamo svegliarci e chi ha talento deve metterlo al servizio della squadra. Bisogna fare quello che dice il coach. Ognuno deve fare il suo lavoro rispettando le indicazioni di chi, per lavoro, guida la squadra». Non è la prima volta che Martinez parla cosi. Già durante l'era Baldiraghi il centro sudamericano, alla sua seconda stagione con Pavia, aveva denunciato l'anarchia del gioco Edimes. «Non è cosi che fa una squadra - aggiunge Martinez - perché non giochiamo insieme. Se volete la mia opinione insistiamo troppo sul perimetro e non andiamo mai a cercare di fare danni agli avversari nell'area colorata. C'è bisogno di disciplina». Per questo, forse, occorre un pivot come Stern. «Il mio lavoro è fare il cambio del centro», chiude Martinez. Mentre Moldù arriva a stringergli la mano. «Ti faccio i complimenti anch'io», la butta li Pablo. Che poi si fa serio. «Abbiamo giocato ancora una volta al di sotto delle nostre possibilità - spiega il 26enne di Torquist - anche per sfortuna, all'inizio. Quando buoni tiri non sono entrati. Purtroppo siamo una squadra che ha bisogno di segnare. Se non succede ci deprimiamo. Quando la palla non va dentro, bisogna fare altre cose. Difendere un po' meglio, cercare altre soluzioni». Poco ordine in attacco, giochi mal eseguiti. Forse Pavia ha perso la partita anche per questo. Fin dall'inizio. «Guardate che noi facciamo cosi anche in casa. Dove magari è più facile fare canestro», è la replica di Moldù. Parole che, a ben guardare, non possono che preoccupare.
«Vi sono piaciuto? Ho giocato un po' più del solito ed è andata meglio. Come mi è sembrata Scafati? Difficile dirlo. Non l'abbiamo mai messa sotto pressione. I nostri avversari hanno fatto la loro partita, lineare, senza incontrare particolari difficoltà. Per fortuna andiamo subito a Caserta. Saremo molto arrabbiati. Giocare partite ravvicinate è meglio. Pensate che in Argentina siamo abituati a giocare il venerdi e la domenica... Comunque voglio fare ancora i complimenti a Martinez. Se gioca cosi, non c'è bisogno di un altro lungo». (ste.pal)
CONTE.Difficile doversi guadagnare il minutaggio con la qualità. Stavolta non ci riesce. Deve duellare con Niccolai nel momento in cui il toscano inizia lo show. Morale sotto i tacchi: voto 5.

dall'inviato