Tessile in forte sofferenza
MILANO.La crisi del tessile ha colpito duro in Emilia Romagna. In tutta la regione sono stati persi 3.000 posti di lavoro, di cui 600 nella sola provincia di Reggio Emilia dove il caso forse più clamoroso è il crac della Maska, azienda di Scandiano specializzata nella produzione di capi di abbigliamento femminile che all'inizio di ottobre è letteralmente collassata sotto il peso dei debiti. La Maska, che sino a dieci anni fa occupava oltre 300 persone, per lo più donne, ha sentito i primi effetti della crisi già nel 1997 quando c'è stato il primo ricorso alla mobilità. Ma la situazione è precipitata dopo la cessione della maggioranza da Renzo Crotti al gruppo Finpart, quotato a Piazza Affari e in quel periodo in grande ascesa con una politica di acquisizioni a raffica e il ricorso all'indebitamento.
Secondo l'ultimo presidente, Luigi Francesconi, il tonfo che è costato il posto agli ultimi 87 dipendenti è imputabile anche alle tante operazioni condotte dai precedenti amministratori come l'acquisizione di un misterioso marchio inglese, Airth Castle, per 700 mila euro o il compenso di 140 mila euro l'anno alla moglie del presidente del gruppo Finpart, Maria Rosaria Del Curto. Per compensare spese stratosferiche nelle diverse società acquistate da Gianluigi Facchini, ex presidente e padre-padrone di Finpart, il gruppo ha fatto ricorso anche ai famosi bond aziendali sul modello di Cirio e Parmalat che la scorsa estate non è stato in grado di onorare. «Dal punto di vista strettamente industriale la crisi che ha colpito quest'area ha indubbiamente due facce - spiega il segretario provinciale della Femca, il sindacato dei lavoratori del tessile e moda della Cisl, Luca Ferri - resistono alcune aziende, anche di carattere artigianale, ma con una fortissima specializzazione produttiva. Le altre rischiano di essere spazzate via o da alcuni colossi oppure alla competizione sleale». Il riferimento del sindacalista è anche al fenomeno dei laboratori clandestini che causano gravi danni alle aziende regolari. Secondo alcune stime sono 420 le realtà produttive dove trovano lavoro, senza alcuna regola e protezione, oltre 4.500 persone. (a.d.s.)