Si intascò i soldi del cognato


ZINASCO. Il cognato, che vive in Venezuela, si fidava di lui e gli diede una procura generale per vendere un immobile. Lui ne ricavò 120 milioni di lire, ma tenne per sè i quattrini. Nicola Oliva, 54 anni, residente a Zinasco è stato condannato a 4 mesi e 600 euro di multa per appropriazione indebita. In precedenza il Tribunale di Pavia aveva già disposto che Oliva restituisse al cognato la somma ricavata dalla vendita dell'immobile. L'episodio oggetto di contestazione risale al novembre del 1998.
In quel periodo il cognato di Oliva, Enzo Rizzi, era residente a Barquisimeto, località del Venezuela. Dalla nazione sudamericana, l'uomo rilasciò una procura generale al parente affinchè questi curasse la vendita di una palazzina composta da tre alloggi che si trovava a Udine. La vendita fu perfezionata, ma, secondo l'accusa, Oliva non consegnò i 120 milioni di lire del ricavato al suo parente. Il quale cercò in ogni modo di ottenere quanto gli spettava. Oliva gli fece pervenire alcune cambiali, in pagamento del credito, ma si scopri che erano tutte protestate. Sino a quando Rizzi decise di rivolgersi alla giustizia. Nel 1999 il Tribunale di Pavia condannò Oliva alla restituzione dei 120 milioni. Rimase aperta la questione inerente all'appropriazione indebita. Il 54enne di Zinasco, difeso dall'avvocato Cristina Passiatore, è comparso innanzi al giudice Maria Grazia Bernini. La difesa ha anche prodotto due ricevute di bonifico, ma il giudice ha ritenuto che non valessero a estinguere il reato. Cosi, chiusa l'istruttoria dibattimentale, si è giunti alle conclusioni. Il pubblico ministero, Maria Vittoria Paiano, ha chiesto che venisse riconosciuta la responsabilità penale dell'imputato e che lo stesso fosse condannato a 4 mesi di reclusione, 300 euro di multa e al risarcimento dei danni morali a favore della parte civile per un totale di 10.000 euro. L'avvocato di Oliva ha concluso per l'assoluzione con la formula «per non avere commesso il fatto» ovvero per l'assoluzione con la vecchia insufficienza di prove. Il giudice ha optato per 4 mesi, 600 euro ed ha accolto la richiesta di 10.000 euro per i danni.

Fabrizio Merli