Tutta Roma abbraccia Zeman
ROMA.Torna Zeman a Roma, ed è subito festa. Stasera alle 20,30 c'è Lazio-Lecce e si scopre che il boemo è rimasto nel cuore della gente della Capitale, e lo è tanto più ora che ha ripreso la sua battaglia verbale contro il doping. Zeman ha scelto Roma per viverci. Adesso è una continua processione di ammiratori fin dall'arrivo a Fiumicino, gente che gli va a stringere la mano, gli fa i complimenti. Poi il Lecce si allena a «porte aperte» all'Acqua Acetosa, vicino al laboratorio antidoping e al campo dove sgambettano i bambini della scuola-calcio Figc diretta da Angelo Sormani. Per due volte Zeman volta le spalle ai suoi e sale sulla tribunetta per mettersi a guardare quei piccoli calciatori: «Mi piace vedere l'entusiasmo di questi bambini che corrono dietro al pallone». Forse gli piacerebbe anche allenarli, nel frattempo segue con uguale affetto i suoi giocatori: Zeman parla con Bojinov e poi gli fa una carezza, spiega un movimento a Cassetti, raccomanda a Dalla Bona di fare bene lo stretching. Per Zeman è un via vai continuo di ammiratori. Lui si schernisce dietro al fumo dell'immancabile sigaretta. «Lo ammetto - dice - sono contento per queste manifestazioni di affetto. Significa che in due stagioni e mezzo alla Lazio e due alla Roma ho dato qualcosa alla gente, sotto l'aspetto dello spettacolo e dell'impegno». Però c'è un avvertimento per i sostenitori biancocelesti e per la squadra dell'amico Mimmo Caso, allenatore della Primavera quando la prima squadra la guidava lui: «Siamo qui per fare la nostra partita». Poi, ancora fumando e con la solita espressione da sfinge, risponde ad altre domande, di nuovo tra una stretta di mano e l'altra. «L'importanza del portiere nel mio modulo? Diciamo che per me - sottolinea Zeman - l'allenatore dei portieri da uno a dieci ha un'importanza pari ad uno. Io vorrei sempre attaccare. Sicignano? Ha il pregio di leggere bene le situazioni di gioco, il suo difetto è che ogni tanto si distrae». E i pregi e difetti di Zeman? «I miei difetti non li so - risponde - . Non me ne rendo conto, perchè se li avessi scoperti avrei provato ad aggiustarli. I miei pregi? Non lo so». Poi ride, e aggiunge: «...anzi, tutti».
La condanna Uefa.La Lazio dovrà giocare a porte chiuse la prossima partita interna di un torneo europeo. La Uefa ha voluto cosi punire la tifoseria laziale che il 25 novembre, contro il Partizan in Champions League, si è lasciata andare a «insulti razzisti e tumulti», con «lancio di oggetti e razzi, scontri con la polizia ed un accoltellamento».