«Le solite acrobazie dei magistrati quando giudicano i big del potere»
ROMA.Al telefono il senatore della Margherita Nando Dalla Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto, non nasconde la sua delusione per la sentenza di Milano che assolve Berlusconi. Lo fa con molta arguzia e ironia, ma il suo giudizio sulla sentenza è negativo.
Si fa leggere, parola per parola, il dispositivo che prescrive il reato di corruzione per il bonifico bancario del marzo 1991, l'altro punto che assolve Silvio Berlusconi per il versamento del luglio 1988.
E cosi commenta: «Ormai, abbiamo l'ingegneria delle sentenze. Quando ci si trova di fronte ai livelli alti della politica, non ci sono più sentenze né di assoluzione né di condanna».
Vuol dire che è un modo per lavarsene le mani?
«Voglio dire che sono sempre degli ibridi, che consentono di esibire una assoluzione e di dichiarare che l'accusa ha portato delle prove inesistenti.
Di fronte a certe cose, sarebbe imbarazzante sostenere che l'accusa ha portato prove inconsistenti. E cosi, si evita di scrivere una sentenza di condanna nei confronti dei pezzi grossi del potere».
Un giudizio molto netto e negativo.
«Ma è ormai è la terza volta che questo succede. La prima, se ben ricordo, è il caso Mondadori. La seconda volta è stata la sentenza su Andreotti e la mafia. Con quella di ieri, siamo alla terza. Sono capolavori di acrobazia.
Quando è uno, ci credo, quando sono tre non ci credo più. Tutte sentenze fatte con lo stesso stampino».
Comunque, c'è una prescrizione, che non vuol dire assoluzione.
«Si, prescrizione, dovuta alle attenuanti generiche. Ma in base a che cosa? Sarà come l'altra volta, quando le attenuanti per Berlusconi furono motivate con il suo ruolo istituzionale».
E quindi...
«Ribadisco e concludo: siamo sempre, in questi casi, di fronte a una magistratura che consegna delle sentenze ibride all'opinione pubblica».